Tuesday, December 04, 2007

Scimpanzè campioni di memoria

I giovani scimpanzè dimostrano di possedere capacità mnemoniche straordinarie: in un test su sequenze numeriche hanno ottenuto risultati migliori rispetto ad esseri umani adulti.

Le abilità cognitive degli scimpanzè (Pan troglodytes) sono state sottolineate innumerevoli volte e dimostrate in vari studi sperimentali: spesso si sostiene che questi animali siano in grado di avere prestazioni che si avvicinano a quelle umane, pur rimanendo sempre inferiori. Un nuovo studio, condotto da ricercatori dell'Università di Kyoto, ha evidenziato come, in alcuni casi, le parti possano invertirsi e siano gli scimpanzè a superare gli esseri umani. In particolare, i giovani di questa specie sembrano avere capacità mnemoniche superiori a quelle di uomini adulti.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, ha testato tre coppie madre-figlio di scimpanzè, che erano stati precedentemente istruiti alla comprensione dei numeri da 1 a 9, e alcuni studenti universitari sulla capacità di ricordare e riprodurre sequenze numeriche di diversa lunghezza. Alcuni numeri sono stati proposti agli individui oggetto di studio su un monitor touch-screen per un intervallo di tempo variabile; succesivamente, sulla schermata le posizioni dei numeri venivano sostituite con caselle bianche, che dovevano essere riempite con la cifra corrispondente a quella mostrata in precedenza.

I risultati sono straordinari: dei tre gruppi sperimentali (le madri scimpanzè, i cuccioli scimpanzè e gli studenti universitari), ha dimostrato le maggiori capacità mnemoniche è quello composto dai giovani scimpanzè, che rispondono in maniera efficiente indipendentemente dal tempo di permanenza dei numeri sullo schermo. Le performance degli studenti, al contrario, migliorano con l'incremento del tempo a disposizione per la memorizzazione.

Gli scimpanzè dimostrano, dunque, di possedere una straordinaria memoria fotografica, che risulta superiore a quella dell'uomo, abilità che tuttavia si perde con il passare del tempo e con l'età.

Andrea Romano

4 comments:

Marco said...

Già, "ateismo missionario".... è proprio il caso di dirlo. Sono ritornati di moda i crociati dell'ateismo. C'è tutta una schiera di scienziati, biologi evoluzionisti e filosofi che si sono dati all'atesimo militante. Pare che si sia ritornati a quell'antico desiderio neo positivista di pensare che l'eventualità del trascendente sia "estinguibile" col raziocinio (vizio cognitivo del homo sapiens che si potrebbe interpretare in termini evolutivi pure questo, né più né meno della religione). Allora pensavano di farlo fuori con la logica delle proposizioni, ora con estrapolazioni filosofiche (e che spesso si vogliono fare passare per "evidenze scientifiche") a partire dalla biologia evoluzionista. Fu un fallimento allora, lo sarà anche questa volta. Come se il darwinsimo permetta di concludere alcunché su queste questioni, aldilà di altrettante "atheist delusions". E lo dice un darwinista convinto, ma che in Darwin, quando si tratta delle presunte implicazioni teleologiche, non ci trova di più di quello che ci si possa trovare nella meccanica quantistica o la relatività. I Dawkins e colleghi li trovo ridicoli, un fenomeno da baraccone che semmai dovrebbero studiare gli psicologi. E' un vero peccato che in una causa persa in partenza come questa vi si aggrega gente anche intelligente e che scrive libri interessanti come Telmo Pievani. Buona fortuna nell'impresa comunque....

SDC said...

Parole come positivismo (e scientismo), oggi, sono quelle che usano i poveri di spirito per attaccare la scienza quando, secondo loro, questa va "oltre", in un campo che secondo loro, non le compete. E' così da molto tempo, purtroppo. Ciò che disturba in persone come Dawkins, è semplicemente che vogliono applicare la scienza (intesa per quello che è, cioè un METODO), a tutto quello che ritengono opportuno. Questo metodo, infatti, ha solo limiti strumentali, non di campi di applicazione. Io posso per lo meno tentare di applicare il metodo scientifico a qualunque cosa (escuso il soprannaturale). E con questo non voglio affatto dire cha la scienza spiega tutto ecc...ecc..., questo è quello che gli imbecilli mettono in bocca agli scienziati quando questi non stanno nel loro "recinto".
Quindi io posso decidere di affrontare anche le religioni con l'occhio dello scienziato, e trarme le mie conclusioni. Nessuno può provare che un Dio creatore esista o meno, in quanto questo fa parte dell'unico campo che alla scienza non compete, cioè il soprannaturale (e tutti lo dicono chiaramente: non posso provare che dio esista più di quanto non esista, cioè dio non è falsificabile, esattamente come la teiera intorno al sole di Russell). Dawkins e i "colleghi" si limitano a esprimere il loro parere dopo aver applicato il loro metodo a un fenomeno terreno, cioè le religioni (punto). Secondo Dawkins tutti i dogmi (cioè lo scheletro delle religioni) sono stati polverizzati dalle evidenze scientifiche, anche evolutive. E' piuttosto vero che è la religione (che un metodo non è) che spesso ritiene di poter mettere la mordacchia alla scienza. "Alt! Di qui non si passa, finisci tu, inizio io e in più ti controllo" (riassunto dell'enciclica spe salvi).

Anonymous said...

Gentile Marco,
grazie del messaggio. Come lei ben sa, io a differenza di Dawkins non ho alcuna intenzione di dedurre l’ateismo da considerazioni scientifiche ed evoluzionistiche. Non mi occupo di religione né di teologia, né mi appassiona fare il conto di quanto siano stati cattivi i credenti rispetto ai non credenti. Nel numero attualmente in edicola di Micromega spiego nel dettaglio perché non sono d’accordo con Dawkins. Dunque il suo messaggio mi giunge abbastanza incomprensibile. Certo, non accuso Dawkins di essere ridicolo o di essere un fenomeno da baraccone, perché mi hanno insegnato che si deve avere rispetto di chi non la pensa come me, soprattutto quando si tratta di colleghi intelligenti e di comunicatori di talento. Io preferisco fare un’operazione diversa, in Italia ormai molto fuori moda: cerco di argomentare e di spiegare perché secondo me in quel libro non vi è alcuna “dimostrazione” scientifica della non esistenza di un’entità sovrannaturale. Alla fine dell’articolo, tuttavia, mi interrogo su un fenomeno culturale di sfondo, di cui la sua lettera è soltanto l’ennesima espressione: come mai libri ateisti, per quanto fondati o infondati siano, generano tutto questo nervosismo? In fondo, nella filosofia occidentale, il naturalismo filosofico ateistico è sempre esistito e ha spesso duettato e dialogato apertamente con pensieri religiosi. Da qualche tempo invece, in Italia, non se ne può nemmeno parlare, come se del trascendente potessero occuparsi solo quelli che vi credono. Una ben strana concezione, non trova? Perché mai la fede dovrebbe essere un territorio off limits, alieno da discussioni e da critiche? Tanto più in un paese in cui essa ha un tale rilievo pubblico, mediatico e politico (nelle coscienze, non so)? Rischiamo così di dare per scontate sciocchezze come quella secondo cui, senza la fede, non potrebbe esistere alcuna etica o convivenza civile. Ha ragione, il raziocinio non soppianterà mai il desiderio di trascendenza e di mistero, e forse è un bene così perché come lei dice giustamente questa attitudine è profondamente umana. Ma mi convinco sempre più che un pizzico di tollerante e disincantato raziocinio farebbe un gran bene anche alla fede e ai suoi sempre più zelanti rappresentanti terreni.

Un saluto cordiale

Telmo Pievani

Marco Masi said...

Caro Telmo,

grazie per la sua gentile risposta. Leggerò al più presto anche il suo articolo su Micromega che ovviamente mi interessa. Ci sarebbero molte cose da dire, specialmente sugli aspetti filosofici che pone la biologia evoluzionista moderna, ma per brevità mi limito a risponderle alla questione del "nervosismo" che lei pone.

Il nervosismo deriva proprio dalla rinuncia del raziocinio anche da parte atea. Invece di affrontare certi argomenti con schermaglie scientifiche filosofiche come avvenne p.es. tra un Bohr e un Einstein sull'interpretazione della meccanica quantistica, quando si tira in ballo la questione filosofica della teoria dell'evoluzione si scade invece in contrapposizioni di stampo meramente politico ideologico. C'è sempre quel tono di malcelato sarcasmo che suona più o meno così: "Se studiate la teoria dell'evoluzione dovreste capire che non ha senso credere in disegni intelligenti e se continuate a crederci allora vuol dire che siete dei cretini". Non lo dicono così ma stringi stringi è quello il messaggio. Ultimo in ordine di tempo un Flores D'Arcais che in tv strilla "dopo 150 anni di Darwin come si fa ancora a credere in queste cose?" C'è poi la schiera della Hack, Boncinelli, Odifreddi, P. Angela, e mi spiace dirlo, ma è quello che si evince anche un po' dal suo "In difesa di Darwin". C'è sempre quell'astio, quell'attacco ideologico, quel fastidio e quel nervosismo che proviene dalla parte opposta per chiunque appartenga ad una visione teista della realtà (e il "Creazione senza Dio" ammetto non l'ho ancora letto, ma il titolo mi pare tutto un programma...). Se si osa mettere in dubbio un epsilon del darwinismo si viene tacciati per "nemici della scienza", "oscurantisti" e quant'altro. Veramente non si salva nessuno? Nemmeno p.es. un Facchini? Come se fossero tutti creazionisti (che da questo atteggiamento ne possono solo uscire rinforzati), e come se il dato di fatto scientifico dell'evoluzione (e che io certo non metto minimamente in dubbio) dimostri alcunché su veri o presunti, esistenti o inesistenti "finalismi", "direzioni", "disegni intelligenti" che dovremmo accettare come verità ultima e definitiva. In biologia non c'è una conclusione che indichi qualcosa di così defintiivo come si vuol fare credere presentando impostazioni filosofiche personali per verità scientifiche (quali l'idea che "le scienze naturali hanno reso superflua qualsiasi idea di disegno"), né più né meno di quello che ci dice la (vera o presunta) "complessità irriducibile" o la "sintonizzazione fine" delle costanti della natura cara ai sostenitori dell'ID (ed è curioso vedere che su questo i due fronti fanno lo stesso errore filosofico e che li rende paradossalmente molto simili).

Non si capisce perché Darwin sia diventato il cavallo di battaglia di un movimento intellettuale ateo. Perché dal punto di vista religioso l'evoluzione non credo abbia da dirci qualcosa in proposito aldilà del fatto che le cose non sono incominciate con qualcuno che ha mangiato una mela. Si tratta in realtà di una lotta tra due fondamentalismi opposti, ognuno dei quali pensa di dovere salvare il mondo. Ma anche questo forse ha una sua ragione d'essere evolutiva....

Cordiali saluti, Marco Masi.