Sunday, May 27, 2007

Romanes. Un discepolo di Darwin alla ricerca delle origini del pensiero

Peter Zeller, ricercatore di Storia della scienza e delle tecniche. Facoltà di Lettere, Università di Foggia è l'autore del volume Romanes. Un discepolo di Darwin alla ricerca delle origini del pensiero. Armando Editore (di imminente pubblicazione).

Dice Zeller
Ho cercato di offrire un ritratto ampio ed accurato di uno straordinaria figura di studioso che tentò di completare l'unico lungo ragionamento del suo maestro occupandosi della storia naturale del pensiero. Una vita breve, percorsa da intense passioni, segnata da un folgorante incontro con Darwin e dedicata alla scienza. Ma anche la storia di un gentleman vittoriano, fragile e allo stesso tempo tenace, capace di percorrere le vie di un cupo nichilismo o di una poetica passione religiosa; e quella di un pastore anglicano mancato, tenero amico dei suoi figli, amante del silenzio e della solitudine, che riuscì a trasformarsi in un agguerrito divulgatore delle “eretiche” dottrine evoluzionistiche.


Questo giovane studioso, appassionato di invertebrati marini quanto curioso dell’ipnotismo e con una segreta debolezza per i medium, fu in realtà un ricercatore rigoroso e ostinato, convinto che Darwin avesse offerto la chiave per comprendere non solo le trasformazioni morfologiche ma anche i processi mentali del vivente. Fu così il primo a scrivere una sorta di storia naturale della coscienza, mostrando come il pensiero umano trovasse origine e fondamento nelle sensazioni e nei movimenti delle meduse e delle stelle di mare e fosse il risultato del lungo percorso evolutivo compiuto dalle altre specie.


Misconosciuto ed a lungo rimosso dalla riflessione psicologica, George John Romanes è oggi al centro di una significativa riscoperta in area anglosassone. In queste pagine, anche attraverso numerosi documenti inediti in lingua italiana, se ne ripercorre la suggestiva vicenda con una particolare attenzione alle attuali vedute sul pensiero animale


....e aggiungo


Romanes è stato uno dei principali discepoli di Darwin, sostenne con convinzione il darwinismo ed è ricordato per le Romanes Lectures , conferenze pubbliche fondate nel lontano 1892 e proseguite fino ad oggi.


Ecco un breve sommario del contenuto del libro redatto da Zeller:

Il saggio racconta la vicenda umana e scientifica del naturalista inglese George John Romanes (1848-1894) che fu allievo di Darwin e suo intimo amico. Attraverso l’analisi di testi mai tradotti in italiano fra cui la biografia scritta dalla moglie Ethel e le opere dello stesso studioso (Ani mal Intelligence, Mental Evolution in Animals) ripercorre le tappe di una ricerca dedicata in gran parte alla ricostruzione della genesi della mente: un lungo percorso che, a partire dal primo apparire di un rudimentale sistema nervoso nelle meduse, ha poi condotto al sorgere delle emozioni, dell’intelligenza e del linguaggio. Si può dire che fu Darwin stesso a chiedere al suo discepolo di proseguire sul piano psicologico le indagini da lui condotte sulla morfologia e quelle già avviate sull’istinto e sull’espressione delle emozioni. Si propone in definitiva la riscoperta di un autore che è stato il fondatore della psicologia comparata ed è stato a lungo dimenticato. Oggi, a livello internazionale, la figura e le idee di Romanes cominciano ad essere oggetto di un rinnovato interesse, in particolare in connessione con l’attuale importante dibattito sull’animal awareness.


Paolo Coccia


Peter Zeller è ricercatore in Storia della scienza e delle tecniche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Foggia. Di formazione umanistica e medica, ha svolto attività di giornalista, scrittore e docente, pubblicando saggi su tematiche psicologiche ed ecologiche. Fra questi: Educazione e Psicoanalisi (1987), Immagine del mondo e ricerca educativa (1991), Immagini della natura (1994) , Trasmigrazioni (2003), Il pensiero animale (2004). E’ stato membro del comitato scientifico della rivista Pluriverso ed ha curato il volume di filosofia naturale La madre, il gioco, la terra( 1994).

Saturday, May 26, 2007

Jurassic Acquapark

Trovate nel Nord della Spagna impronte di dinosauro lasciate 125 milioni di anni fa sott'acqua

Quando sarete al mare con gli amici e verrete derisi perché in acqua vi muovete come un cagnolino, potrete vantarvi di saper nuotare come un dinosauro. I paleontologi, infatti, oggi ci dicono che alcuni dinosauri sapevano nuotare. La prova è stata rinvenuta nel 2004 nel sito della Virgen del Campo presso il bacino di Cameros, nel nord della Spagna.

Il gruppo di ricerca, guidato da Rubén Ezquerra della fondazione per il patrimonio paleontologico de La Rioja, ha scoperto e studiato la serie di 12 impronte lunga 15 metri dove si possono osservare chiaramente i segni di zampe lasciati durante la traversata. In passato erano già state trovate numerose tracce di camminate di dinosauri, anche in Italia ne abbiamo diverse, ad esempio in Friuli e in Puglia. L’eccezionalità di questo ritrovamento sta nel fatto che è la prima traccia lasciata sottacqua da un dinosauro.

I dinosauri erano rettili esclusivamente terrestri, e quelli che solitamente vengono identificati come dinosauri acquatici, come ad esempio gli Ittiosauri, in realtà fanno parte di un altro gruppo di rettili. Possiamo distinguere un dinosauro da un altro rettile dalla particolare struttura delle zampe. Tutti i dinosauri, bipedi e quadrupedi, hanno gli arti colonnari, posti sotto al corpo, perpendicolari al suolo a differenza di tutti gli altri rettili terrestri, estinti e viventi, che hanno le zampe a fianco del corpo con omero e femore paralleli al terreno, basti pensare a un coccodrillo.
Quelli che possiamo vedere sono delle impronte di artigli di 125 milioni di anni fa, fossilizzatesi e arrivate fino a noi. Le caratteristiche delle tracce suggeriscono che si tratti di artigli di un dinosauro teropode, cioè un carnivoro bipede, e dalle loro dimensioni si è dedotto che fosse alto circa 7 metri. Un animale di queste dimensioni che avesse camminato sul fondo appoggiando tutta la zampa avrebbe lasciato dei segni diversi, questo ha portato gli scienziati a dedurre che si muovesse nuotando.

Un’ulteriore riprova che le impronte sono state lasciate sul fondo di un bacino acquatico è stata rilevata dal sedimentologo del gruppo, che ha interpretato le increspature del sedimento come dovute al moto ondoso. A partire dalle dimensioni dedotte dell’animale è stata anche calcolata la possibile profondità del bacino che si aggirava sui 3 metri.
Le capacità natatorie del misterioso dinosauro sono ulteriormente comprovate dal fatto che i segni della nuotata mesozoica sono sei coppie asimmetriche e suggeriscono che sono stati lasciati contro corrente. Il Thorpe dei dinosauri non era quindi trascinato dalla corrente, ma era un attivo nuotatore.
Loic Costeur dell’università di Nantes, coautore della scoperta, spiega che “il dinosauro nuotava con movimenti alternati delle zampe posteriori e un movimento del cinto pelvico simile a quello degli odierni uccelli acquatici”. Sembra che la coda non fosse invece coinvolta nel nuoto.
Questa scoperta, pubblicata sul numero di giugno di Geology, la rivista della società geologica americana, apre grandi prospettive sullo studio della biomeccanica dei dinosauri

Andrea Bernagozzi e Chiara Ceci

http://sciencenow.sciencemag.org/cgi/content/full/2007/524/2

Se cambia il clima, cambiano i geni

La prima mappa cromosomica, appena ultimata, di una particolare specie di zanzara mostra regioni geniche che hanno alterato la propria attivita' come conseguenza delle variazioni climatiche in atto.

Lo studio arriva dalla University of Oregon, dove i biologi William E. Bradshaw e Christina M. Holzapfel studiano Wyeomyia smithii, una peculiare zanzara che si sviluppa e vive nelle foglie di una pianta carnivora, Sarracenia purpurea, permettendo a quest'ultima di usufruire dei nutrienti che la zanzara riesce a ottenere digerendo le prede catturate dal vegetale carnivoro. La zanzara copre ovviamente lo stesso vastissimo areale occupato dalla pianta carnivora, che va dal Golfo del Messico al Canada settentrionale.

La mappa cromosomica, contenente 900 milioni di coppie di basi e ottenuta sviluppando gli individui in laboratorio mediante condizioni climatiche altamente controllate, sta permettendo di identificare geni specifici che servono a controllare lo sviluppo stagionale di W. smithii.
In particolare sono state identificate alcune regioni su tre cromosomi che controllano il fenomeno definito fotoperiodismo, cioe' la risposta dell'organismo al variare giornaliero e stagionale dei periodi di luce e buio in un giorno. In questo modo alcuni animali possono regolare i tempi del proprio sviluppo, della riproduzione, e di comportamenti fisiologici ed ecologici quali, ad esempio, letargo e migrazione. In due di questi tre cromosomi, le regioni interessate sono a stretto contatto con geni che controllano proprio lo stato di letargo dell'insetto.

Gli autori avevano gia' scoperto qualche anno fa che questa zanzara sta rapidamente variando la propria risposta a causa dei cambiamenti climatici in atto in Nordamerica, reagendo a un fotoperiodo piu' corto per mettersi in condizioni di letargo; lo studio attuale sta mettendo a fuoco le regioni del genoma dove andare a cercare i segni di queste modificazioni. Attualmente altri gruppi di ricerca si stanno concentrando su altri animali, come moscerini e pesci: lo scopo e' di indagare a fondo su come il riscaldamento globale possa influenzare gli animali, dal loro sviluppo al loro comportamento, determinando variazioni visibili sin dal livello del singolo gene. Si tratterebbe quindi di un processo evolutivo che prevede, fortunatamente per W. smithii, nuove forme di adattamento.

Lo studio e' stato recentemente pubblicato su Genetics.

Paola Nardi

Il mite inverno cittadino

I maschi di merlo residenti nelle città del nord Europa non migrano verso sud come facevano una volta, in seguito all'adattamento al microhabitat invernale più mite.

Nel corso della storia evolutiva, le popolazioni merlo (Turdus merula) residenti nel nord Europa hanno sempre utilizzato un comportamento migratorio: in primavera e estate si recavano nelle foreste per formare la coppia e deporre le uova, mentre all'inizio della stagione fredda si spostavano verso regioni più meridionali per trascorrere l'inverno. Questo comportamento sembra essersi modificato, almeno per quanto riguarda i merli che vivono nelle città, in accordo con uno studio condotto dall'ornitologo Jesko Partecke del Max Planck Institute for Ornithology di Erling, Germania, e pubblicato sulla rivista Ecology. La causa andrebbe ricercata nella temperatura più mite e nella possibilità di rinvenire cibo più facilmente nelle zone cittadine rispetto a quelle forestali.

Partecke e collaboratori hanno prelevato alcuni pulcini dalla città di Monaco e dalle zone forestali circostanti, facendoli crescere in laboratorio alla temperatura cittadina fino all'età adulta. In seguito, è stata quantificata l'inquietudine migratoria, che corrisponde allo stato di agitazione notturno pre-migratorio che risulta proporzionale alla distanza da percorrere durante la migrazione. I risultati indicano che gli individui provenienti da Monaco presentano una bassa inquietudine migratoria, contrariamente agli altri, a segnalare la natura genetica di tale comportamento.

Sorprendentemente, i merli dal comportamento stanziale erano solo maschi. Le femmine delle medesime covate, infatti, mostravano lo stesso comportamento migratorio degli individui forestali. Questa differenza comportamentale potrebbe risiedere nel fatto che durante l'inverno i maschi cittadini, essendo di taglia maggiore, allontanino le femmine dalle fonti di cibo e calore per trarne esclusivo beneficio. Per gli individui femminili, dunque, rimanere in città rappresenterebbe una "condanna a morte" e per questo non avrebbero modificato il loro comportamento.

I maschi non migranti, invece, traggono numerosi vantaggi: dal risparmio energetico dovuto alla mancata migrazione al raggiungimento precoce della maturità sessuale, fattore molto importante per il successo riproduttivo nelle specie multivoltine (che depongono le uova più volte all'anno), quali il merlo.

Ancora una volta gli animali che vivono a stretto contatto con l'uomo hanno saputo adattarsi e sfruttare al meglio i cambiamenti di microhabitat dovuti alla presenza umana.

Andrea Romano

Olfatto e speciazione

La mutazione del promotore di un gene legato all'olfatto potrebbe aver favorito la speciazione di Drosophila sechelia, una specie resistente alle tossine velenose della pianta su cui depone le uova.
Può un solo gene mutato dare origine ad una nuova specie? Questa è la domanda a cui ha cercato di rispondere un gruppo di ricercatori della Tokyo Metropolitan University sulle pagine della rivista open access PLoS Biology.

Il loro oggetto di studio è stato il piccolo moscerino Drosophila sechelia, vivente nelle isole polinesiane, che risulta essere irresistibilmente attratto dal frutto della pianta Morinda citrifolia, che per il suo pessimo odore si merita l’appellativo di “frutto del vomito”. Questo odore è prodotto dall’acido ottanico e dall’acido esanoico, che la rendono velenosa per altre specie di Drosophila e che costituiscono un segnale chimico di tossicità. E’ per questo motivo che tutte le specie affini si tengono debitamente alla larga da questa pianta. La resistenza che D. sechelia ha evoluto le conferisce, quindi, un grosso vantaggio in termini di luoghi di ovoposizione e di nutrimento per le larve.

Ma cosa c’è alla base di questa differenza comportamentale che spinge una specie ad essere attirata da segnali chimici che inducono le specie affini ad allontanarsi? I ricercatori hanno condotto un’analisi molecolare, con lo scopo di individuare differenze genetiche tra le diverse specie, individuando i geni responsabili. Tra questi vi è odorant-binding protein 57e (Obp57e), un gene legato alla percezione degli odori. Un’analisi più approfondita ha identificato le differenze, corrispondenti a sole 4 paia di basi, tra D. sechelia e le specie affini. Queste differenze non si situano nella regione codificante, bensì nel promotore del gene Obp57e.
Lo studio si è spinto oltre: infatti sono stati creati cloni di D. melanogaster contenenti il gene Obp57e di D. sechelia. In seguito alla modificazione genomica, gli individui geneticamente modificati presentavano lo stesso comportamento della specie donatrice e non della propria, andando a posarsi nei luoghi dove erano presenti l'acido esanoico e l'acido ottanoico invece di allontanarsi.
Un’inserzione di sole 4 basi dunque avrebbe causato la perdita dell’istinto che portava ad evitare il frutto tossico e maleodorante, gettando le basi per lo sviluppo della resistenza alle tossine da questo prodotte. L’alterazione del promotore, concludono i ricercatori, avrebbe condotto ad una modificazione comportamentale alla base dello sfruttamento di una nuova ed estremamente vantaggiosa nicchia ecologica.

Andrea Romano

Le lettere di Darwin

Nasce un portale dove sono raccolte più di 5.000 lettere del grande naturalista inglese.

Piu' di cinquemila lettere scritte da Charles Darwin sono state messe in rete sul sito Darwin Correspondence Project , un progetto collegato al database Darwin Online della Cambridge University Library.

Le lettere rivelano molti aspetti della personalita' e delle scoperte del padre della teoria dell'evoluzione per selezione naturale.


Sono disponibili i testi integrali di tutte le sue lettere spedite durante il famoso viaggio a bordo del Beagle e numerose corrispondenze che Darwin ebbe fino al 1865, poichè quelle relative agli anni successivi non sono ancora state inserite online. Inoltre, sono presenti anche lettere scritte a partire dal 1821, quando Darwin aveva solo 12 anni.


Le lettere sono rivolte sia a importanti personalità scientifiche del tempo come il geologo Charles Lyell, i botanici Asa Gray e Joseph Dalton Hooker, il naturalista Alfred Russel Wallace e lo zoologo Thomas Henry Huxley, sia a membri della sua famiglia, come la sorella Carolina e la moglie Emma, con cui si sposò nel 1839.


Andrea Romano

Ricordiamo Stephen J. Gould a 5 anni dalla sua morte

Oggi sono esattamente 5 anni che Gould ci ha lasciato (20 maggio 2002). Un vuoto ancora oggi non colmato da altri studiosi e un rimpianto per i suoi scritti eruditi, profondi, spesso polemici e sempre ricchi di spunti e nuove argomentazioni.

Pikaia lo ricorda quotidianamente con la sezione "Omaggio a Gould" che gli abbiamo dedicato. Attendiamo con enorme curiosità la sua ultima opera solo ora tradotta in italiano e segnaliamo che è appena stato pubblicato il suo capitolo The Punctuated Equilibrium tratto dalla monumentale opera "La struttura della teoria dell'evoluzione". Selezionate la sezione per trovare la nostra bibliografia delle opere di Gould tradotte in italiano (periodicamente aggiornata), per visitare il sito web ufficiale di Gould e tante altre informazioni.


Come segnalato da altri siti web, riporto il primo saggio di Gould pubblicato su Natural History a cui ne seguirono innumerevoli:


Size and Shape. The immutable laws of design set limits on all organisms
Paolo Coccia


L'immagine proviene dal sito http://www.loc.gov/

Nella pancia della balena.... una nuova specie di anemone di mare!

C'era una sorpresa particolare nella carcassa di una balena che giaceva nel Monterey Canyon, a 3000 metri di profondita' nell'Oceano Pacifico sul quale si affaccia l'omonima localita' californiana: una nuova specie di anemone di mare!

Si tratta di un esemplare battezzato Anthosactis pearseae, delle dimensioni di pochissimi centimetri, rassomigliante a un molare umano e dotato di una serie di piccoli tentacoli. Le sue caratteristiche fisiche sono state recentemente illustrate sul Journal of Natural History dalle ricercatrici Meg Daly e Luciana Gusmão della Ohio State University.

La nuova specie e' stata assegnata al genere Anthosactis in virtu' dell'uniformita' della lunghezza dei suoi tentacoli e ad altre caratteristiche morfologiche. Che le balene in decomposizione offrissero importantissime risorse per la formazione di veri e propri ecosistemi marini di profondita' era gia' noto, ma e' la prima volta che si trova una specie di anemoni di mare di profondita' che vive sulle ossa di una carcassa di balena, mentre e' completamente assente da altre strutture limitrofe.

Il prossimo passo sara' sicuramente quello di inquadrare la storia filogenetica di A. pearseae, all'interno del gruppo molto diversificato che ospita la specie.

Paola Nardi

L’importante è essere giovani dentro

Ce lo promettono da sempre le pubblicità: si può riuscire a invecchiare senza perdere il brio e il fascino della giovinezza. Quello che non sapevamo è che non abbiamo bisogno di comprare questo o quel cosmetico miracoloso: basta essere api.

Invecchiare ci spaventa. Lo sappiamo bene tutti, e lo evidenzia anche l’ultimo sondaggio del mensile Salute Naturale (Edizioni Riza). Una prova della nostra paura di invecchiare è probabilmente anche il fiorire di riviste scientifiche esclusivamente dedicate al tema.

Invecchiare significa per noi tanto avvicinarsi alla morte quanto perdere energie, capacità motorie, indipendenza. Ma uno studio di un gruppo di ricercatori dell’ Università di Greensboro, North Carolina, rivela che non sempre invecchiare significa perdere il brio della giovinezza: nella comune ape domestica (Apis mellifera), infatti, all’invecchiamento demografico non si accompagna la senescenza funzionale. In parole povere, le api foraggiatrici più anziane hanno dimostrato di avere le stesse capacità fisiche delle più giovani, relativamente a una serie di attività (risposta alla luce e al saccarosio, capacità di apprendimento) fondamentali per la colonia. Sono emerse differenze significative solamente nella sopravvivenza durante e dopo l’esperimento, effetto dell’invecchiamento demografico.

Altri studi avevano in precedenza evidenziato come la senescenza del sistema nervoso nelle api fosse correlata non all’età degli individui, bensì al loro ruolo sociale nell’alveare. Gli autori suggeriscono pertanto che tale disaccoppiamento (ossia la separazione tra l’invecchiamento demografico e la senescenza funzionale) possa essere un prodotto dell’evoluzione sociale e della divisione del lavoro: l’evoluzione avrebbe cioè portato a una differente allocazione delle risorse individuali a seconda della casta di appartenenza, tale da mantenere nelle operaie un’elevata efficienza fisica per tutta la vita, a scapito della longevità. A noi mammiferi, restano sempre le creme antirughe.

Paolo Cocco

Rueppell O., Christine S., Mulcrone C., and Groves L. (2007) Aging without functional senescence in honey bee workers. Curr Biol 17: R274–R275.

Ne abbiamo già parlato…su Pikaia

La scimmia che siamo - Il passato e il futuro della natura umana


Dall'ottimo sito web ANTHROPOS segnalo la recensione del libro di Frans de Waal:





Paolo Coccia

Chihuahua o Alano? Dipende da IGF-1

Mutazioni puntiformi in un singolo gene determinano la dimensione corporea delle varie razze canine: e' lo stesso per la specie umana?

Il cane domestico presenta una sorprendente varieta' di dimensioni, non riscontrabile in alcuna altra specie di canidi selvatici e di altri animali domestici. Nonostante la costante azione selettiva dell'uomo, l'origine genetica di questa diversita' e' ad oggi tutt'altro che chiarita. E' in questo ambito di indagine che si inserisce la ricerca che arriva dalla prestigiosa Cornell University, recentemente pubblicata da Science, per la quale il biologo esperto in campo statistico e computazionale Carlos Bustamante ha guidato un team internazionale comprendente anche colleghi inglesi.

Inizialmente i ricercatori si sono concentrati su una singola razza canina, quella del cane d'acqua portoghese, che mostra grandi variazioni nella dimensione scheletrica, andando ad isolare una particolare regione genomica sul cromosoma 15 che mostra differenze negli individui grandi e piccoli: ci si e' accorti che a variare era il gene codificante per un ormone proteico denominato IGF-1 (insuline-like growth factor 1). La regione genomica cosi' individuata e' stata poi analizzata in centinaia di individui di altre 14 piccole razze canine e 9 grandi razze canine: i risultati mostrano una grande somiglianza dell'allele mutato di IGF-1 delle razze piccole e del gruppo del cane d'acqua portoghese di piccole dimensioni, contrariamente all'allele riscontrato tra le razze di grandi dimensioni, il lupo e lo sciacallo. Infine l'analisi e' stata estesa, grazie alle capacita' computazionali di Cornell, a diverse centinaia di individui appartenenti a 43 razze canine, e si e' dimostrata la validita' statistica della variazione dell'intorno di IGF1 rispetto alle dimensioni corporee dell'animale: tutto questo per dimostrare la responsabilita' dell'azione di selezione artificiale operata nel tempo dall'uomo.

Secondo gli autori, sarebbe stata dunque una singola mutazione (i famosi snips) di IGF-1, fissatasi durante la domesticazione del cane, a determinare le piccole dimensioni che oggi riscontriamo in molte razze canine. Questo gene si presenta inoltre come un ottimo candidato nell'influenzare le dimensioni di altri mammiferi, dal topo a Homo sapiens: la deficienza genetica di questo ormone provoca infatti la nascita di topolini sottopeso, mentre la parziale delezione del gene di IGF-1 causa nell'uomo un'altezza alla nascita nettamente sotto la media.

Paola Nardi

Stephen Jay Gould, Punctuated Equilibrium. Belknap Press, 2007

P. Z. Myers su Pharyngula segnala la sua positiva recensione del libro di Stephen Jay Gould dal titolo Punctuated Equilibrium. Una preview è pubblicata sulla rivista New Scientist (gli abbonati potranno leggere tutto l'articolo), fascicolo 2603, 12 maggio 2007.

Per una ricognizione del pensiero di Gould sull'argomento potete partire dall'articolo completo di Eldredge e Gould Punctuated equilibria: an alternative to phyletic gradualism, pp. 82-115 pubblicato nel 1972 in Models in paleobiology. Schopf, TJM Freeman, Cooper & Co, San Francisco.

Recensioni e commenti:
Intervista di Doug Brown, (Powells.com) a Gould: Stephen Jay Gould, From Brachiopods to Baseball
La voce enciclopedica pubblicata su Wikipedia
Punctuated Equilibrium's Threefold History. Un breve capitolo di Gould proveniente da The Structure of Evolutionary Theory, Cambridge. Massachusetts: Harvard University Press, 2002, pp. 1006-1021.
da The Scientist, a cura di Melissa Lee Phillips Genetic evidence for punctuated equilibrium. Phylogenetic trees reveal traces of rapid evolution at speciation, a new study says
Sparzani Antonio e Boccali Giuliano. Le virtù dell’inerzia, Bollati Boringhieri, pp. 368, 2006, collana Nuova Cultura. Il libro affronta il tema dell’inerzia da molti punti di vista: dalla letteratura alla psicologia, alla religione. A noi preme segnalare il contributo di Marco Ferraguti, Professore di Evoluzione Biologica all’Università degli Studi di Milano che tratta l’argomento a noi tutti molto caro degli equilibri punteggiati. Il capitolo, alle pp. 145-197, si intitola:
Gli equilibri punteggiati: inerzia delle specie?…questi sono gli argomenti trattati nel saggio:
1. Esistono le specie ?
2. La sintesi moderna
3. Definizioni biologiche di specie
4. Anagenesi
5. Cladogenesi
6. Gli equilibri punteggiati
7. La stasi
8. Se le specie esistono, allora competono!
10. Chiusa ?

Segnaliamo la tesi integrale, pubblicata su Pikaia, di Vera Lelli dal titolo:
GLI EQUILIBRI PUNTEGGIATI E IL MARXISMO: STORIA DI UN FRAINTENDIMENTO
Relatore Prof. Dietelmo Pievani. UNIVERSITA’ DEGLI STUDI MILANO-BICOCCA, FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE, CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN SCIENZE DELL’EDUCAZIONE. INDIRIZZO: ESPERTI IN PROCESSI FORMATIVI, ANNO ACCADEMICO 2003/2004

Intervista ad Eldredge, NON SOLO DARWIN, pubblicata su Emmeciquadro

Infine eccovi il sommario del libro appena pubblicato dalla Harvard University Press:
Introduction
1. What Every Paleontologist Knows
An Introductory ExampleTestimonials to Common Knowledge
Darwinian Solutions and Paradoxes
The Paradox of Insulation from Disproof
The Paradox of Stymied Practice
2. The Primary Claims of Punctuated Equilibrium
Data and Definitions
Microevolutionary Links
Macroevolutionary Implications
Tempo and the Significance of Stasis
Mode and the Speciational
Foundation of Macroevolution
3. The Scientific Debate on Punctuated Equilibrium:Critiques and Responses
Critiques Based on the Definability of Paleontological Species
Empirical Affirmation
Reasons for a Potential Systematic Underestimation of Biospecies by Paleospecies
Reasons for a Potential Systematic Overestimation of Biospecies by Paleospecies
Reasons Why an Observed Punctuational Pattern Might Not Represent Speciation
Critiques Based on Denying Events of Speciation as the Primary Locus of Change
Critiques Based on Supposed Failures of Empirical Results to Affirm Predictions of Punctuated Equilibrium
Claims for Empirical Refutation by Cases
Phenotypes
Genotypes
Empirical Tests of Conformity with Models
4. Sources of Data for Testing Punctuated Equilibrium
Preamble
The Equilibrium in Punctuated Equilibrium: Quantitatively Documented Patterns of Stasis in Unbranched Segments of Lineages
The Punctuations of Punctuated Equilibrium: Tempo and Mode in the Origin of Paleospecies
The Inference of Cladogenesis by the Criterion of Ancestral Survival
The "Dissection" of Punctuations to Infer Both Existence and Modality
Time
Geography
Morphometric Mode
Proper and Adequate Tests of Relative Frequencies: The Strong Empirical Validation of Punctuated Equilibrium
The Indispensability of Data on Relative Frequencies
Relative Frequencies for Higher Taxa in Entire Biotas
Relative Frequencies for Entire Clades
Causal Clues from Differential Patterns of Relative Frequencies
5. The Broader Implications of Punctuated Equilibrium for Evolutionary Theory and General Notions of Change
What Changes May Punctuated Equilibrium Instigate in Our Views about Evolutionary Mechanisms and the History of Life?
The Explanation and Broader Meaning of Stasis
Frequency
Generality
Causality
Punctuation, the Origin of New Macroevolutionary Individuals, and Resulting Implications for Evolutionary Theory
Trends
The Speciational Reformulation of Macroevolution
Ecological and Higher-Level Extensions
Punctuation
All the Way Up and Down? The Generalization and Broader Utility of Punctuated Equilibrium (in More Than a Metaphorical Sense) at Other Levels of Evolution, and for Other Disciplines In and Outside the Natural Sciences
General Models for Punctuated Equilibrium
Punctuational Change at Other Levels and Scales of Evolution
A Preliminary Note on Homology and Analogy in the Conceptual RealmPunctuation Below the Species Level
Punctuation Above the Species Level
Punctuational Models in Other Disciplines: Towards a General Theory of Change
Principles for a Choice of Examples
Examples from the History of Human Artifacts and Cultures
Examples from Human Institutions and Theories about the Natural World
Two Concluding Examples, a General Statement, and a Coda
Appendix:
A Largely Sociological (and Fully Partisan) History of the Impact and Critique of Punctuated Equilibrium
The Entrance of Punctuated Equilibrium into Common Language and General Culture
An Episodic History of Punctuated Equilibrium
Early Stages and Future Contexts
Creationist Misappropriation of Punctuated Equilibrium
Punctuated Equilibrium in Journalism and Textbooks
The Personal Aspect of Professional Reaction
The Case Ad Hominem against Punctuated Equilibrium
An Interlude on Sources of Error
The Wages of Jealousy
The Descent to Nastiness
The Most Unkindest Cut of AllThe Wisdom of Agassiz's and von Baer's Threefold History of Scientific Ideas
A Coda on the Kindness and Generosity of Most Colleagues

Paolo Coccia

LINNEO: UN “COMPLEANNO” DA NON DIMENTICARE

Sul terzo centenario della nascita di Linneo pubblichiamo l'articolo di Anna Busca comparso su www.corrierebit.com/scienza.htm e di cui abbiamo ottenuto l'autorizzazione alla pubblicazione.

Nel 2009 si celebrerà, nei Musei di Storia Naturale di tutto il mondo, il bicentenario della nascita di Charles Darwin, e già associazioni e istituzioni scientifiche si sono mosse festeggiando a febbraio, ormai da qualche anno, il Darwin day. Ma in questi giorni occorre ricordare un altro illustre anniversario, e di un altro Carlo, che ha dato senza dubbio un contributo grandissimo agli studi naturalistici, pur essendo un convinto creazionista-fissista e quindi ben lontano dalle idee che, un secolo dopo, sarebbero state sostenute con tanta risonanza e successo da Darwin.
Si tratta dello svedese Carl Nilsson, o meglio Linneo, così conosciuto perché firmava i suoi lavori con il nome latinizzato “Carolus Linnaeus”. La scelta di tale cognome trae origine dal fatto che in una proprietà di famiglia crescevano numerosi tigli, chiamati “Linn” nel dialetto locale, da cui derivava il nome della proprietà stessa (“Linnegard”).

Linneo nacque il 23 maggio 1707, esattamente trecento anni fa, in provincia di Rashult. Era figlio di un pastore luterano, Nils Ingemarsson, appassionato di piante e giardini, e certamente gli interessi botanici del padre coinvolsero il giovane Carl. Seguì – come fece poi Darwin - studi di medicina, a vent’anni, prima a Lund e poi a Uppsala, principalmente per il fatto che tale indirizzo consentiva di approfondire le conoscenze sulle piante medicinali. Nel 1731 pubblicò un saggio sulla classificazione delle piante, basata sui loro organi riproduttivi. L’Accademia delle Scienze lo inviò in Lapponia e nella Svezia centrale a capo di spedizioni scientifiche, col compito di studiare la flora locale. Percorrendo circa 7000 chilometri, scoprì un centinaio di nuove specie vegetali. Linneo si trasferì poi nei Paesi Bassi, dove conseguì la laurea in medicina presso l’Università di Harderwjick. Qui ebbe modo di conoscere diversi naturalisti importanti, come il medico-botanico Hermann Boerhaave, e pubblicò la prima edizione del Systema Naturae (1735). Il trattato classificava gli esseri viventi, suddivisi in due Regni – Animalia e Plantae – e i minerali, considerati un terzo regno, secondo criteri soprattutto morfologici, e si basava su lavori precedenti di un naturalista del XVI secolo, Otto Brunfelds.

Viaggiò in Francia e in Spagna tra il 1735 e il 1738 e poi ritornò in Svezia, dove esercitò la professione di medico, a Stoccolma, specializzandosi nelle cure per la sifilide. Nel 1741, a soli trentaquattro anni, ottenne la cattedra di Medicina all’Università di Uppsala, e l’anno seguente quella di Botanica, che tenne fino alla morte. Nel 1747 fu nominato medico della Casa Reale di Svezia, e nel 1762 gli fu conferito un titolo nobiliare (da quell’anno assunse come nome Carl von Linnè). Morì nel 1778, e in seguito le sue collezioni, i suoi manoscritti e la sua biblioteca furono acquistati dal naturalista inglese Sir James Edward Smith, che fondò la famosa Linnean Society of London.

L’opera fondamentale di Linneo, il Systema naturae, ebbe numerose edizioni successive, in cui via via veniva migliorata la classificazione precedente e perfezionata la nomenclatura binomia, tuttora usata dai biologi, ossia l’identificazione di una specie mediante un primo nome, un sostantivo con l’iniziale maiuscola, corrispondente alla categoria “genere”, e un secondo nome, scritto minuscolo, per lo più un aggettivo, corrispondente alla categoria “specie”. Entrambi i nomi erano scritti in latino e consentivano ai naturalisti un riconoscimento più facile dei viventi, evitando la confusione che poteva nascere dall’uso di nomi comuni nelle diverse lingue. Generi simili venivano raggruppati in famiglie, le famiglie in classi, le classi in tipi, questi in regni. Le classi degli animali erano sei: vermi, insetti, pesci, rettili, uccelli e mammiferi. La tassonomia linneana, così gerarchica, ordinava utilmente i viventi e rendeva più semplici le comunicazioni tra i naturalisti. Le nuove specie scoperte, che per lo più arrivavano in Europa dagli altri continenti, potevano essere denominate e inserite in un gruppo, come una scheda in un archivio. Non sempre in realtà le suddivisioni operate da Linneo avevano davvero valore scientifico: egli, per esempio, classificò gli Aves in sei gruppi solo per creare armonia con i sei gruppi in cui aveva diviso i Mammalia. Lo scopo di Linneo, dichiarato nella presentazione dell’opera, era in effetti più filosofico-religioso che scientifico: egli voleva, fondamentalmente, mostrare l’ordine e l’armonia della creazione divina. Paradossalmente, invece, fu proprio il suo meticoloso lavoro di classificazione a creare i presupposti per le idee evoluzioniste. I naturalisti cominciarono infatti a porsi sempre più spesso domande sulla complessità del mondo vivente, sulle somiglianze tra specie di continenti diversi, sui caratteri distintivi di organismi molto simili, sulle vestigia, sul significato dei fossili, sul concetto stesso di specie. Inoltre Linneo, classificando l’uomo come animale appartenente alla specie Homo sapiens, l’aveva di fatto tolto da quella posizione di “supremazia” biologica sostenuta dal pensiero aristotelico.

E il problema dell’Origine (delle specie, dell’uomo, della vita, della Terra…) si ripropose con maggior forza, in un clima culturale reso intanto più vivace e razionale dall’illuminismo. (Per maggiori informazioni sulle celebrazioni del 3° Centenario di Linneo: www.linnean.org , sito della Linnean Society of London).

Milano, 10 maggio 2007

Anna Busca

Saturday, May 12, 2007

PNAS nella sezione COLLOQUIUM pubblica numerosi articoli sull'evoluzione

PNAS Early Edition contiene diversi interessanti saggi pubblicati nella sezione COLLOQUIUM (anche disponibili a testo completo e non ancora pubblicati a stampa) che hanno come tema l'evoluzione.

Tra gli autori segnalo Ayala, Carroll, Wilkins e altri ancora.
Per sfogliare tutti i saggi selezionate la sezione COLLOQUIUM.
Ecco la lista completa:
Michael Lynch The frailty of adaptive hypotheses for the origins of organismal complexity Albert F. Bennett and Richard E. Lenski An experimental test of evolutionary trade-offs during temperature adaptation John C. Avise and Francisco J. Ayala In the light of evolution I: Adaptation and complex design Cynthia M. Beall Two routes to functional adaptation: Tibetan and Andean high-altitude natives Robert M. Hazen, Patrick L. Griffin, James M. Carothers, and Jack W. Szostak Functional information and the emergence of biocomplexity Eugenie C. Scott and Nicholas J. Matzke Biological design in science classrooms Richard E. Michod Evolution of individuality during the transition from unicellular to multicellular life Francesca D. Frentiu, Gary D. Bernard, Cristina I. Cuevas, Marilou P. Sison-Mangus, Kathleen L. Prudic, and Adriana D. Briscoe Adaptive evolution of color vision as seen through the eyes of butterflies Joan E. Strassmann and David C. Queller Insect societies as divided organisms: The complexities of purpose and cross-purpose Douglas J. Emlen, Laura Corley Lavine, and Ben Ewen-Campen On the origin and evolutionary diversification of beetle horns Francisco J. Ayala Darwin's greatest discovery: Design without designer Adam S. Wilkins Between "design" and "bricolage": Genetic networks, levels of selection, and adaptive evolution John Gerhart and Marc Kirschner The theory of facilitated variation Jeffrey Ross-Ibarra, Peter L. Morrell, and Brandon S. Gaut Plant domestication, a unique opportunity to identify the genetic basis of adaptation Benjamin Prud'homme, Nicolas Gompel, and Sean B. Carroll Emerging principles of regulatory evolution Nancy A. Moran Symbiosis as an adaptive process and source of phenotypic complexity
Paolo Coccia

Ricordo di Carl Sagan

E' uscito recentemente il nuovo fascicolo della rivista Skeptic contenente un dossier dedicato al compianto Carl Sagan (nel dicembre 2006 è stato celebrato il 10mo anniversario della sua morte).

Skeptic, vol. 13, n. 1, 2007 contiene i seguenti articoli:
A Voyager in the Cosmos. An Interview with Ann Druyan by Michael ShermerScience, Religion & Human Purpose. A Cosmic Perspective by Robert Zubrin Conversations with Carl. An excerpt from Conversations with Carl by Tom Head The God Hypothesis. An excerpt from The Varieties of Scientific Experience by Carl Sagan Tributes to Carl Sagan. Carl Sagan’s Vision by Freeman Dyson Carl Sagan and Edward Teller. An Uneasy Alliance Over Defending the Earth by David Morrison Carl Sagan and the Search for ET by Tom McDonough Leaving a Demon-Haunted World by C. Pearson Solen Popular and Pilloried by Gregory Benford The Sagan File by Joel Achenbach Our Place in the Universe by Bill Nye “The Science Guy”

Il sito di Richard Dawkins contiene questo breve articolo Consciousness Comes from DNA di Carl Sagan and Ann Druyan (a cura di John Hartman) ed esiste anche un Blog che lo ricorda.
Paolo Coccia

L' evoluzione e il creazionismo secondo i Griffin

Segnalo un divertente video tratto da una puntata dei "I Griffin", famoso cartone animato americano, che confronta scherzosamente la teoria dell'evoluzione e il creazionismo.

Andrea Romano

Dimorfismo di nicchia

Uno studio sulle lucertole del genere Anolis indica che, in alcuni casi, il dimorfismo sessuale contribuirebbe alla diversificazione delle nicchie ecologiche di maschi e femmine della stessa specie, limitando la competizione per le risorse.

Il dimorfismo sessuale, la differenza morfologica tra maschi e femmine della stessa specie, è un fenomeno ubiquitario nel regno animale per cui sono state proposte varie interpretazioni. Infatti, il dimorfismo di taglia che si osserva nelle specie poliginiche (quelle in cui un maschio si accoppia con più femmine controllando un harem) può derivare dalla competizione per la conquista delle femmine mentre per le specie in cui la differenza tra i sessi si manifesta tramite colorazioni e ornamenti diversi esistono numerose ipotesi: dalla teoria dell’handicap di Zahavi alla teoria della preferenza femminile di Fisher fino a quella di Hamilton e Zuk che prevede che i caratteri sessuali secondari molto sviluppati siano la manifestazione della capacità del maschio di resistere ad attacchi parassitari.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature e condotto da ricercatori della Harvard University, della University of Hawaii e della Washington University in St. Louis, analizza il dimorfismo sessuale dal punto di vista ecologico. Secondo i ricercatori, le differenze sessuali possono essersi evolute in modo da diversificare le nicchie ecologiche tra sessi. In questo modo, le caratteristiche morfologiche diventerebbero fattori in grado di identificare una specifica nicchia e, dunque, favorirebbero la presenza nello stesso habitat di un numero maggiore di individui della stessa specie, limitando la competizione.
Lo studio è stato effettuato sulle lucertole del genere Anolis, genere in cui esiste un dimorfismo sessuale molto pronunciato ma allo stesso tempo molto variabile tra specie diverse, che vivono in alcune isole del Golfo del Messico, quali Cuba, Giamaica, Puerto Rico e Santo Domingo. L’analisi è consistita nell’identificazione delle nicchie di 15 specie di Anolis considerando come fattori di diversificazione, tra gli altri, alcuni caratteri morfologici come la lunghezza corporea, la massa e la lunghezza delle zampe. I risultati indicano che solo il 14% delle nicchie individuate erano occupate da individui di entrambi i sessi della stessa specie, mentre le rimanenti solo da maschi o da femmine.
Il dimorfismo sessuale, quindi, in molti casi si sarebbe evoluto perché gli individui appartenenti a sessi diversi potessero utilizzare differenti risorse e non competere tra loro, aumentando il numero di individui della stessa specie in grado di essere mantenuti dall’habitat. In particolare, gli autori sostengono che la diversificazione tra i sessi sarebbe stata alla base di numerose radiazioni adattative come nel caso dei fringuelli delle Galapagos e dei Ciclidi del Lago Vittoria.

Andrea Romano

Ecco il genoma dell'opossum

Sequenziato per la prima volta l'intero genoma di un marsupiale. Si tratta dell'opossum della specie Monodelphis domestica.

Dopo il sequenziamento completo di numerosi genomi di mammiferi placentati, tra cui l'uomo, il topo, lo scimpanzè ed ultimo il macaco, ecco il primo sequenziamento del genoma di un marsupiale. L'onore è toccato all'opossum della specie Monodelphis domestica. Il sequenziamento è stato eseguito da ricercatori del Broad Institute http://www.broad.mit.edu/ di Cambridge, Massachusetts, ed è stato presentato sul corrente numero di Nature http://www.nature.com/index.html, occupando la copertina della prestigiosa rivista scientifica.
La specie in questione appartiene alla famiglia dei Didelphidae, una delle due famiglie di marsupiali che vivono ancora nel continente americano. Gli adulti trascorrono una vita solitaria sugli alberi e i piccoli, messi al mondo dopo una breve gestazione, accompagnano a lungo la madre aggrappandosi al suo dorso.
Il completo sequenziamento di un marsupiale potrà certamente essere utile ai ricercatori nelle ricostruzioni filogenetiche e nella modellizzazione dei processi evolutivi che hanno portato alla formazione dei mammiferi placentati. I due ordini di mammiferi si separarono circa 180 milioni di anni fa per poi specializzarsi diversamente. Il genoma di Monodelphis domestica presenta, infatti, numerosi loci genici codificanti proteine molto simili ai parenti placentati, tuttavia vi sono geni specifici riscontrabili solo in marsupiali. Sorprendentemente, molte delle differenze osservate riguardano regioni genomiche che non codificano proteine ma che, secondo i ricercatori, potrebbero avere un ruolo nella regolazione genica.
Ma perchè è stata scelta questa specie e non un koala, un canguro o un altro marsupiale? Innanzitutto perchè presenta un numero di geni che codificano proteine molto simili a quelle umane, pari a circa 18-20.000 e rappresenta l'unica specie conosciuta che sviluppa melanomi in seguito all'esposizione di raggi ultravioletti. Potrebbe dunque costituire un importante modello per lo studio e la ricerca sul cancro, tramite analisi molecolari dei processi biochimici che portano alla formazione dei tessuti cancerosi.
In secondo luogo, presenta una straordinaria capacità di rigenerare tessuti del sistema nervoso e geni che codificano per linfociti T con recettori dalla forma non riscontrabile nei placentati. Forse sono proprio queste due caratteristiche a rendere questo opossum una specie molto resistente, una delle poche di marsupiali in grado di non soccombere alla competizione con i mammiferi nel continente americano. Sicuramente questi tratti unici potranno risultare utili alla ricerca per lo sviluppo di trattamenti per lesioni alla spina dorsale e di nuove tecniche di immunoterapia.
Data l'importanza ricoperta dai marsupiali nell'evoluzione dei mammiferi placentati sarà necessario confrontare il genoma dell'opossum con altri affini. Per questo motivo, il gruppo di ricerca ha annunciato l'imminente sequenziamento completo del genoma del canguro.

Andrea Romano

Nasce l' "Enciclopedia della Vita"

Grazie agli sforzi congiunti di numerose istituzioni fra qualche anno sarà possibile ottenere qualunque informazione su qualunque specie conosciuta. Nasce il portale chiamato "Encyclopedia of Life", accessibile a tutti.

Volete sapere tutto riguardo una delle circa 2 milioni di specie esistenti sulla Terra? Fra qualche anno sarà possibile grazie al lavoro di alcune importanti istituzioni scientifiche che, dopo l'annuncio di questi giorni, realizzeranno l'"Enciclopedia della Vita".
Questo progetto consisterà nella creazione di un portale, chiamato Encyclopedia of Life in cui saranno presenti schede dedicate a ciascuna specie, non solo animali e piante, fino ad oggi conosciute; in cui si potranno trovare descrizioni, video, fotografie, grafici, carte di distribuzione e molto altro. Inoltre, sarà presente una ricca documentazione scientifica su ogni specie tramite l'innesto di articoli tratti dalle riviste più prestigiose del mondo. Le informazioni saranno costantemente aggiornate e, fatto molto importante, accessibili gratuitamente a tutti gli utenti interessati. I tempi previsti per il completamento dell'opera sono di circa 10 anni.
Il progetto nasce come opera di sensibilizzazione verso la biodiversità a livello globale, per questo motivo è prevista anche la traduzione in numerose lingue per facilitare l'accesso alle informazioni. Secondo i realizzatori il portale potrà essere utile anche ai ricercatori, spesso specializzati in una determinata disciplina, per comprendere meglio e collegare le diverse informazioni relative ad una data specie.
Alla realizzazione prenderanno parte numerose associazioni e università del mondo. In particolare saranno attivamente coinvolte nel progetto l'Università di Harvard, il Marine Biological Laboratory, il Field Museum, la Smithsonian Institution e la Biodiversity Heritage Library.
Infine, è doveroso menzionare le associazioni che consentiranno il completamento di questo ambizioso proposito tramite ingenti finanziamenti: la Alfred P. Sloan Foundation con un investimento di circa 2,5 milioni di dollari ma soprattutto la MacArthur Foundation che ha stanziato un cifra di 10 milioni di dollari, con la promessa di arrivare ad un totale di 50.

Andrea Romano

Quanto può variare il nostro genoma?

Parte negli Stati Uniti il progetto “Human Genome Structural Variation” il cui scopo è capire quanto e come può variare il nostro genoma ed analizzarne le ricadute a livello di diagnosi e cura di malattie.

A seguito del completamento del progetto genoma umano molti scienziati hanno iniziato a chiedersi quanto possa variare da individuo ad individuo e da popolazione a popolazione la sequenza dei nostri geni. In particolare, l’interesse verso questo aspetto deriva dalla possibilità che variazioni di singoli nucleotidi all’interno di un gene possano avere effetti notevoli sul fenotipo ed essere legati alla presenza/assenza di malattie genetiche o alla predisposizione verso specifiche malattie (tra cui anche i tumori).

Tuttavia, a dispetto di questo grande interesse, le conoscenze relative a come e quanto il genoma umano possa variare sono ancora molto rudimentali, ma potrebbero crescere molto velocemente nel futuro prossimo grazie al progetto “Human Genome Structural Variation” recentemente lanciato dall’istituto americano National Human Genome Research Institute (NHGRI).

Lo scopo del progetto è stato illustrato dai membri del gruppo di lavoro sulla variabilità del genoma umano (Human Genome Structural Variation Working Group) sull’ultimo numero della rivista Nature.

Come sottolineato dagli Autori, sono oggi a nostra disposizione numerosi strumenti in grado di verificare la presenza di mutazioni in molti geni contemporaneamente, rendendo quindi possibile acquisire informazioni sulla variabilità del genoma in poco tempo. Sinora ci si era concentrati solamente su variazioni dovute a sostituzione di singoli nucleotidi, mentre con il presente progetto si potranno considerare anche alterazioni dovute ad altri eventi, quali inserzioni, inversioni e delezioni di brevi tratti di DNA.

Il progetto prevede quindi di mappare in modo approfondito le variazioni strutturali del nostro genoma e di rendere pubblicamente disponibili tutti i risultati ottenuti. In particolare, si conta di evidenziare anche mutazioni rare che potrebbero essere di particolare interesse in ambito biomedico, poiché potrebbero permettere di comprendere le basi molecolari di malattie genetiche rare (e pertanto poco studiate e caratterizzate), così come di identificare varianti alleliche rare, ma che potrebbero essere implicate nel ridurre la suscettibilità verso alcune malattie, favorendo quindi l’identificazione di target di interesse terapeutico.

Mauro Mandrioli
Human Genome Structural Variation Working Group (2007) Completing the map of human genetic variation. Nature 447: 161-165.

Baxter Lectures 2006-2009. 1809-2009 Il futuro di Darwin

Non ancora definito, il tema delle Baxter Lectures 2007 riguarderà il concetto di specie.Il concetto di specie nei diversi organismi: animali, piante, microrganismi. I processi di speciazione negli organismi: correlazioni e confronti.

Dal sito web riporto:L’anno 2009 è il duecentesimo anniversario della nascita di Charles Darwin e il centocinquantesimo della pubblicazione dell’Origine della Specie. Le due ricorrenze sollecitano una rinnovata attività scientifica e culturale sull’attualità di Darwin e sulla sua eredità, a volte controversa, ma sempre al centro di fertili dibattiti e di studi approfonditi, legati a recenti sviluppi del sapere. L’eredità di Darwin nelle scienze di oggi e nel loro futuro, articolata secondo le linee di organizzazione della materia vivente, è il filo conduttore delle Baxter Lectures 2006-2009 organizzate dall’Università di Pisa con la sponsorizzazione della Baxter Italia.
Paolo Coccia

Il gene che allunga la giornata

Individuato un gene che se mutato allunga il ritmo circadiano dei topi da 24 a 27 ore.

Una singola mutazione genica è sufficiente a sconvolgere i ritmi circadiani. Questo è quanto emerge da un recente studio eseguito su topi e apparso sulla rivista Science.
Un gruppo di ricercatori americani e inglesi, capeggiato da Sofia Godinho della Mammalian Genetics Unit di Harwell, ha sottoposto alcuni topi ad un trattamento di induzione di mutazioni casuali, con lo scopo di identificare cause genetiche alla base dei ritmi circadiani di questi animali. I ricercatori hanno individuato un gene che, quando mutato, provoca l'alterazione del normale ritmo circadiano dei topi, allungandolo. Infatti, gli individui soggetti a questa mutazione agivano come se la giornata durasse circa 27 ore, anzichè 24. Per questa sua caratteristica la mutazione in questione, situata nel gene Fbxl3, è stata chiamata "after-hours" (Afh).
Il prodotto di Fbxl3 ha il compito di legarsi alla proteina Criptocromo (CRY) e favorirne la degradazione. E' proprio la regolazione della concentarzione di questa proteina, tramite produzioni e degradazioni giornaliere, uno dei fattori che determinano la percezione della lunghezza dei ritmi circadiani. Infatti, lo studio dimostra che la mutazione rallenta il processo degradativo della proteina CRY, aumentandone quindi la durata e allungando i ritmi circadiani.
Le future ricerche del gruppo si concentreranno sull'individuazione del gene e della mutazione omologhi nell'uomo, da cui potrebbero emergere informazioni utili per risolvere farmacologicamente alcune patologie legate alla modificazione dei ritmi circadiani.
Andrea Romano

L'isolamento degli aborigeni australiani

Uno studio molecolare dimostrerebbe che la colonizzazione umana dell'Australia avvenne solo una volta circa 50.000 anni fa. Dal quel momento in poi le popolazioni residenti in Australia non ebbero contatti con quelle asiatiche, rimanendo isolate per migliaia di anni.

Si conosce poco sulla colonizzazione umana dell'Australia. Se, da un lato, paleontologi e antropologi sono concordi nell'asserire che l'uomo moderno giunse per la prima volta nella regione australiana tra 50.000 e 60.000 anni fa, dall'altro, vi sono opinioni contrastanti riguardo eventuali successivi arrivi.
Infatti, alcuni ricercatori sostengono che l'unico modo per spiegare la presenza dei fossili umani molto diversi tra loro che sono stati rinvenuti sia ipotizzare varie migrazioni. Altri, al contrario, ritengono che sia avvenuta una sola colonizzazione per mano di uomini di origine africana che attraversarono tutta l'Asia e la Nuova Guinea fino a giungere in Australia, e che, in seguito, non vi sia stato flusso genico per migliaia di anni. Uno studio, pubblicato on line su Proceedings of the National Academy of Sciences, darebbe credito a questa seconda ipotesi.
Un gruppo di ricercatori dell' Università di Tartu, in Estonia, ha condotto un'analisi molecolare sul cromosoma Y e sul DNA mitocondriale (mtDNA) che viene ereditato solo per via materna, di un vasto campione di uomini provenienti da Australia, Nuova Guinea e Asia. Dopo aver calcolato il tasso di mutazione medio, gli studiosi hanno potuto affermare che gli abitanti indigeni di Australia e Nuova Guinea si separarono dai parenti asiatici circa 50.000 anni fa, proprio il periodo in cui si fa risalire la conquista umana dell'Oceania. Inoltre, lo studio stabilisce che australiani e melanesiani si divisero circa 20.000 anni or sono.
Le differenze genetiche riscontrate dimostrerebbero anche il mancato flusso genico per migliaia di anni verso la regione australiana, confermando dunque l'isolamento geografico degli aborigeni dal resto del mondo.

Andrea Romano

La testimonianza di Kevin Padian nel famosissimo caso Kitzmiller v. Dover del 2005

Padian lavora come paleontologo a Berkely ed è anche presidente del famoso National Center for Science Education.

Leggete la trascrizione completa (ricca di immagini) della testimonianza.
Ecco il sommario:
Background (by Nick Matzke) Copyright information Expert Qualifications Direct Examination Introduction Classification, Ancestors, And Relationships Creationism and the Fossil Record I. "Irreducible Complexity" and the evolution of major adaptations II. The "Cambrian Explosion" III. How vertebrates gained land (the "fish-amphibian" transition) IV. The Origin of Birds V. Fossil Mammals The Evolution of the Ear in Mammals The Origin of Whales Creationist misrepresentations of Homology and Analogy Pandas on homology: the real wolf and Tasmanian "wolf" IDCers prefer the explanation of special creation over descentCross Examination Cross Examination (continued) Redirect Acknowledgements

Il testo e le immagini rappresentano quanto di meglio si possa presentare sull'argomento della biologia evolutiva. Fermo, conciso e chiaro nelle sue spiegazioni, il paleontologo ha sbriciolato le tesi avversarie (i sostenitori dell'Intelligent Design).
Paolo Coccia

Canzoni per la scienza

Geniali pezzi rock che raccontano la scienza.

Nel sito del cantautore Jonathan Coulton si possono ascoltare (e acquistare) alcuni pezzi che riguardano argomenti interessanti. Per esempio qui si può ascoltare (gratis) That spells Dna, in cui si racconta l'avventura del Dna nelle nostre cellule. Nel suo "negozio" si possono leggere i testi e comperare (a un solo dollaro) alcune canzoni altrettanto "evoluzioniste", come De-evolving, oppure Bacteria. Oppure, in un altro ambito scientifico, Mandelbrot set.Per chi ama l'horror, infine, come mancare Re Your brain? E' visibile anche su You tube.
Marco Ferrari

Saturday, May 05, 2007

Tratti neanderthaliani nell'uomo moderno?

Uno studio ha rilevato molte somiglianze in numerose strutture anatomiche degli scheletri dell'Homo sapiens e dell'Homo neanderthalensis. Secondo Erik Trinkaus sarebbe la prova dell'avvenuta ibridazione.

Continua il dibattito tra gli antropologi sulla possibilità di ibridazione tra Homo sapiens e Homo neanderthalensis. Secondo l'ultimo studio del professor Erik Trinkaus, antropologo della Washington University di St. Louis, gli uomini moderni presenterebbero alcune caratteristiche anatomiche simili a quelle degli uomini di Neanderthal.
Trinkaus ha confrontato svariati resti fossili di Homo sapiens rinvenuti in diverse regioni europee con quelli dell'Homo neanderthalensis. In seguito, l'antropologo ha riscontrato numerose somiglianze strutturali tra le due specie relative a diverse parti dello scheletro, dalla forma di specifiche zone del cranio alle ossa di clavicole e scapole, fino alla taglia e alla morfologia dei denti. La presenza di tratti neanderthaliani nell'uomo moderno in così tanti distretti del corpo sarebbe una prova dell'assimilazione del patrimonio genetico dell'Homo neanderthalensis nel nostro.
Inoltre, nell'articolo, pubblicato nelle pagine della rivista PNAS, si sottolinea come alcuni di questi tratti attribuibili contemporaneamente sia ai moderni uomini europei che ai neanderthaliani non siano invece presenti nelle popolazioni africane di Homo sapiens risalenti allo stesso periodo. Da qui sarebbe possibile asserire che tra le due specie vi è stata ibridazione quando sono venute in contatto nel nostro continente.
Nonostante questo nuovo studio il rapporto tra queste due specie di ominini è ancora lontano dall'essere compreso.

Andrea Romano

L'osso più grande d'Australia

Rinvenuto nel Queensland un osso di Titanosauro di una specie sconosciuta.

E' stato scoperto il più grosso osso fossile mai trovato in Australia. Il ritrovamento è stato effettuato nel Queensland meridionale vicino alla città di Eromanga e sarà esposto nel Queensland Museum.
L'osso in questione è un omero destro della lunghezza di 1,5 metri e pesante circa 100 Kg appartente ad una nuova specie di Titanosauro, il più grande animale mai apparso sulla terra, che abitava le terre australiane circa 95 milioni di anni fa. Il Titanosauro era un dinosauro erbivoro dotato di collo allungato e coda a frusta che raggiungeva un peso corporeo anche di 100 tonnellate, che è vissuto nel periodo Cretaceo in varie parti del mondo.
Questo nuovo fossile potrebbe aiutare a comprendere la distribuzione geografica di questi animali prima della loro estinzione.

Andrea Romano

L'archivio in progress The Golden Age of Geology

Una miniera di testi preziosi che potete sfogliare presso il sito gestito e organizzato dal Dr. David C. Bossard: Library of 19th Century Science
Un altro archivio che mette a disposizione testi completi che va ad aggiungersi agli altri archivi già citati su Pikaia (Darwin, Huxley, Wallace per citare i più importanti) e che costituiscono un insostituibile mezzo di approfondimento e studio della storia naturale a livello mondiale.
Ecco una selezione dei testi archiviati:
The Bridgewater Treatises on the Power, Wisdom, and Goodness of God, As Manifested in the Creation:
Treatise I. The Rev. Thomas Chalmers, D.D., On the Moral and Intellectual Constitution of Man. (1835)
Treatise II. John Kidd, M.D. F.R.S., On the Adaptation of External Nature to the Physical Condition of Man. (1833)
Treatise III. The Rev. William Whewell, M.A. F.R.S., Astronomy and General Physics Considered with Reference to Natural Theology. (1833)
Treatise IV. Sir Charles Bell, K.G. H.F. R.S.L. & E. The Hand: Its Mechanism and Vital Endowments as Evincing Design.
[IN PREPARATION]Treatise V. Peter Mark Roget, M.D., On Animal and Vegetable Physiology. Second Edition (1839)
Treatise VI. The Rev. William Buckland, D.D. F.R.S., On Geology and Mineralology. Second Edition (1837)
Treatise VII. The Rev. William Kirby, M.A. F.R.S., On the History, Habits, and Instincts of Animals. New Edition (1852)
Treatise VIII. William Prout, M.D. F.R.S., Chemistry, Meterology, and the Function of Digestion, Considered With Reference to Natural Theology. Second Edition (1834)
The so-called Ninth Bridgewater Treatise: A Fragment

...e i seguenti:
Baron G. Cuvier, A Discourse on the Revolutions of the Surface ofthe Globe. Translated from the French. 1831, 260 pp, 6 plates
William Herschel, A Preliminary Discourse on the Study of Natural Philosophy 1831, 279 pp
Robert Blakewell, Introduction to Geology 1833, 479 +24 pp
Thomas Chalmers, Constitution of Man 1831, Vol I 290 pp Vol II 308 pp
Adam Sedgwick, A Discourse on the Studies of the Universtity 1835, 157 + 12 pp
John Phillips, A Treatise on Geology 1837, Vol I 334 pp Vol II 308 pp
John Pye Smith, On the Relation between the Holy Scriptures and some parts of Geological Science. 1840, 350 + 9 pgs,
Gideon Algernon Mantell, Medals of Creation 1844, 1016 pgs, 173 figs.
Sir Charles Lyell, Travels in North America (2 Volumes 1845) and Second Visit to the United States (2 Volumes 1849) 1845-49. Travels 482 pp 2nd Visit 560 pp
Sir Charles Lyell, Principles of Geology; or, The Modern Changes of the earth and its Inhabitants. 1850, 8th. Ed. 811 pgs, 100 figs.
Edward Hitchcock, Religion of Geology and its Connected Sciences. 1851, 408 pgs, 15 figs.
David King, The Principles of Geology Explained 1851, 220+19 pgs
Thomas Chalmers, On Natural Theology 1853. Vol I 404 pp, Vol II 420 pp pgs,
Sir Charles Lyell, A Manual of Elementary Geology, also known as The Elements of Geology. 1855. 6th. Ed. 685 pgs, 750 figs.
Alexander von Humboldt, Cosmos: A Sketch of A Physical description of the Universe 1858 in 4 Vols.
Louis Agassiz, Contributions to the Natural History of the United States 1860 in 4 Vols.
Hugh Miller, Foot-Prints of the Creator 1858. 312+42
William Whewell, A History of the Inductive Sciences 1858. 1214 pgs in 2 Vols.
Edward Hitchcock and Charles H. Hitchcock, Elementary Geology 1860, 430 pp + 420 figs
Louis Agassiz and A. A. Gould, Principles of Geology 1863, 250 pp + 170 figs
Sir Charles Lyell, The Geological Evidences of the Antiquity of Man 1863, 551 + 16 pps.
Hugh Miller, Sketch-book of Popular Geology. The 1869 edition was published post-humously and includes a preface by his wife, Lydia Miller. 1869. 4th. Ed. 356 pgs, 30 figs.
Hugh Miller, The Testimony of the Rocks 1870, 454+10
Alexander Winchell, Sketches of Creation: A Popular View of Some of the Grand Conclusions of the Sciences in reference to the History of Matter and of Life. 1870, 459 pgs, 101 figs.
Louis Figuier, The World Before the Deluge 1872, 518 pgs, 200 figs. 24 Plates.
Ernst Haeckel, The History of Creation 1872, Vol I 422 pp, Vol II 408 pp;
James D. Dana, Manual of Geology, Treating of the Principles of the Science with Special reference to American Geological History. 1896. 4th. Ed. 1088 pgs, 1570 ill.
Hutton Karl Alfred von Zittel, History of Geology and Palæontology to the End of the Nineteenth Century. Included are biographical sketches of the prominent geologists of the period.1901, 562 pgs, 12 plates
Sir Archibald Geikie, Text-Book of Geology 1902, 1862 pp + 471 illustrations
Sir Archibald Geikie, The Founders of Geology 1905, 486 pp.
Eduard Suess, The Face of the Earth (Das Antlitz der Erde) 1904-1924 in 5 Vols. 2425 pp + 18 plates & 3 maps.
Lawrence J. Henderson, The Fitness of the Environment. This book discusses chemical properties that are essential for life to exist, in particular the unique properties of water and carbonic acid.
Alfred Russel Wallace, Man's Place in the Universe (1902). 1913, 315 pgs
Ernst Haeckel, The History of Creation (6th Ed. 1914).
Paolo Coccia

La ... Ri(e)voluzione sessuale degli acari

Fanno parte di una particolare famiglia dell'emisfero australe: contrariamente ai propri "cugini" appartenenti ad altre famiglie di acari si riproducono per via sessuata, derivando da antenati dediti alla partenogenesi.

Ed e' per questo, secondo Roy A. Norton della State University of New York e i suoi colleghi tedeschi dell'Universita' di Darmstadt, che questi piccoli animali possono svelare i segreti evolutivi della riproduzione. In un articolo recentemente apparso su PNAS si riporta la scoperta che una famiglia di Oribatidi, acari dal guscio particolarmente coriaceo, denominata Crotoniidae ha ri-evoluto sia nei maschi che nelle femmine i tratti necessari alla riproduzione sessuata, riattivando un nutrito gruppo di geni rimasti dormienti per milioni di anni. Tutto cio' e' dimostrato dall'analisi filogenetica e dalla ricostruzione delle modalita' di riproduzione durante la storia evolutiva di questo gruppo.
Di solito le specie appartenenti all'ordine degli Oribatidi trovano il loro habitat preferito nel suolo, dove fungono da decompositori sfruttando la disponibilita' di una grande quantita' di materia organica. I Crotonidi, invece, hanno invece "traslocato" da tempo su tronchi e rocce, scegliendo un ambiente decisamente meno generoso in fatto di cibo e probabilita' di sopravvivenza.
E' stata questa la "molla" evolutiva che ha spinto il gruppo verso una riproduzione piu' efficace in termini di variabilita' genetica e quindi di risposta adattativa all'ambiente, rinunciando alla quantita' di prole ottenibile? E' dunque possibile, contrariamente a quanto affermato dal famoso paleontologo Louis Dollo nella sua famosa "legge" del 1890, ripristinare complessi tratti genetici "scartati" dall'evoluzione da lungo tempo? Sono questioni centrali della biologia evolutiva, e di grande attualita': proprio un recentissimo studio sulla ri-evoluzione dello stato larvale in alcuni gasteropodi mette seriamente (se non definitivamente) in dubbio la validita' della legge di Dollo.
Norton e i suoi colleghi sono decisi ad andare al cuore del problema, e cioe' al significato evolutivo della riproduzione partenogenetica (asessuata) e sessuata. Per questo progetto non manchera' di certo la materia prima: piu' del dieci per cento degli Oribatidi si riproduce per via asessuata, e questi aracnidi sono particolarmente diversi come specie ed abbondantissimi in numero!
Paola Nardi

La gestualità come origine del linguaggio

Uno studio rafforza l'ipotesi che il linguaggio si sia evoluto dalla gestualità. Bonobo e scimpanzè possiedono una vasta gamma di gesti che utilizzano nella comunicazione.

L’evoluzione del linguaggio umano, con tutta la sua straordinaria variabilità, potrebbe derivare dall’utilizzo di gesti delle mani piuttosto che dai segnali vocali di richiamo. Su questa ipotesi si è concentrato il lavoro di Amy Pollick e Frans de Wall, primatologi del Yerkes National Primate Research Center della Emory University, con lo scopo di valutare le modalità di comunicazione delle grandi scimmie, gli unici animali oltre l’uomo ad utilizzare linguaggio gestuale combinato a segnali vocali e facciali.
Lo studio ha preso in esame due gruppi di bonobo (Pan paniscus), per un totale di 13 individui, e due di scimpanzé (Pan troglodytes), in tutto 34 esemplari. Tutti gli individui sono stati costantemente monitorati per l’individuazione dei diversi tipi di segnale, in particolare visivi, facciali e gestuali, messi in atto durante i processi comunicativi. I risultati, pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science, indicano ben 36 distinti gesti manuali e solamente 18 segnali facciali-vocali. Inoltre, in entrambe le specie si sottolinea la predominanza di comunicazione per mezzo di gesti (79% nei bonobo e 56% negli scimpanzé) sul totale dei segnali emessi. Questo indica come la comunicazione gestuale sia importante per entrambe le specie, sebbene spesso i diversi tipi di segnali siano combinati per rinforzare il passaggio di informazioni.
Inoltre, mentre i segnali vocali e facciali risultano molto stereotipati e spesso relativi a specifici contesti per entrambe le scimmie, questo non si può dire per la comunicazione per mezzo di gesti. Infatti, non solo i segnali differiscono tra le due specie, ma si riscontra un alta variabilità anche tra le diverse popolazioni della medesima specie.
I ricercatori sottolineano infine che i bonobo esibiscono una più ampia gamma di gesti, motivo per cui possono rappresentare un miglior modello per studiare in futuro l’evoluzione del linguaggio umano.

Andrea Romano

Premio Letterario Galileo per la divulgazione scientifica

Ha vinto "Perché la scienza" di Luca e Francesco Cavalli-Sforza.
La giuria presieduta dal Prof. Umberto Veronesi aveva decretato il mese scorso le cinque opere finaliste che ieri sera hanno concorso per l'assegnazione del Premio Galileo. La giuria popolare, composta da circa duemila ragazzi delle scuole superiori di settantaquattro provincie italiane, ha votato ed ecco la classifica finale:
Francesco Cavalli Sforza - Luigi Luca Cavalli Sforza, Perchè la scienza? Mondadori, 2005
Guido Barbujani, L'invenzione delle razze. Capire la biodiversità umana Bompiani
Telmo Pievani, Creazione senza Dio Einaudi
Guido Visconti, Clima estremo Boroli, 2005
Roberto Bondì, Blu come un'arancia Utet

Chiara Ceci

I canti notturni dei pettirossi

Nelle zone con forti rumori di sottofondo dovuti alle attività umane i pettirossi sono costretti a cantare di notte per conquistare un partner riproduttivo.

L’ambiente cittadino modifica le abitudini degli animali. Dopo le cinciallegre costrette a cantare a tonalità più alte di quelle del traffico per poter accedere ad una compagna, ora tocca ai pettirossi (Erithacus rubecula) residenti in Inghilterra modificare le prorie abitudini. Il forte rumore cittadino impedirebbe, in alcune zone, il canto diurno e obbligherebbe questi animali a cantare di notte.
Il pettirosso maschio conquista la propria femmina tramite le sue abilità canore ed il repertorio di “canzoni” che sfoggia durante il corteggiamento e durante la conquista ed il mantenimento di un territorio. Si capisce, dunque, il grosso problema che sono costretti ad affrontare i pettirossi nelle aree fortemente antropizzate.
Uno studio, pubblicato su Biology Letters e condotto da ricercatori dell’ Università Sheffield, ha analizzato numerosi siti nella città di Sheffield e nei suoi dintorni tra aprile e giugno (i mesi in cui si forma la coppia e avvengono accoppiamento e nidificazione) del 2005 e del 2006 per indagare il comportamento di corteggiamento. I risultati indicano che in alcune zone i maschi cantano di notte. Sono proprio questi siti quelli in cui si evidenzia un maggior inquinamento acustico dovuto al traffico cittadino, con rumori che superano i 10 decibel.
L'ennesima dimostrazione dell'influenza antropica sul comportamento degli animali.

Andrea Romano

Are We Born Moral?

Il nuovo fascicolo della NY Review of Books (Volume 54, Number 8, May 10, 2007) contiene il saggio di John Gray dal titolo Are We Born Moral?
L'autore commenta due recenti pubblicazioni inerenti lo studio delle basi naturali del senso morale negli esseri umani e nelle scimmie. I due libri commentati sono:Moral Minds: How Nature Designed Our Universal Sense of Right and Wrong di Marc D. Hauser. Ecco, 458 pp., $27.95e Primates and Philosophers: How Morality Evolved di Frans de Waal, a cura di Stephen Macedo e Josiah Ober. Princeton University Press, 209 pp., $22.95
Questo è il breve abstract:
According to a prominent tradition of Western thinking, morality is a thin overlay covering human savagery. Human beings are bestial by nature and ethical codes are curbs on their brutish instincts that enable them to live together in relative peace. Morality is a restraint on natural human behavior. At the same time it is believed to be uniquely human. Only humans possess the intellectual powers that are needed to repress natural impulses, and so only they can be moral.
Paolo Coccia

Some Biogeographers, Evolutionists and Ecologists: Chrono-Biographical Sketches

Some Biogeographers, Evolutionists and Ecologists: Chrono-Biographical Sketches è una lista dei più famosi biogeografi curata e redatta da Charles H. Smith, Joshua Woleben, and Carubie Rodgers.
Each name in the following list of naturalists is linked to a corresponding capsule "chrono-biographical" sketch of that individual prepared by the authors. Coverage extends from approximately 1950 backward in time as far as the eighteenth century; figures from all over the world are included (though there is admittedly a decided Anglo-American bias).
The target subject here is biogeography, but this being a broad field there are many persons on the list who are better known as climatologists, zoologists, botanists, ecologists, oceanographers, paleontologists, etc.; in other words, who made their main reputations in cognate disciplines.This service has been set up to support my two "Early Classics in Biogeography, Distribution and Diversity Studies" websites, and because of this no claims are made of having produced a list of all workers relevant to these studies (in fact, the most famous figures, such as Louis Agassiz, Alfred Russel Wallace and Charles Darwin, although listed below, are not covered here inasmuch as satisfactory biographicalinformation on them is easy to find elsewhere on the Web). Note in this context that only those persons who produced works appearing in the "Early Classics...To 1950" list were considered for inclusion below, and therefore that many notable figures whose reputations largely postdate1950 are not treated. This was simply a concession made to the limited time available to do the work.
My thanks to Western Kentucky University for providing funding that significantly contributed to the completion of this service. Also to David Hall, who collected some additional data for me in 2006.
Charles H. Smith

Francesco Santini

Earth Portal announced by NCSE

The National Council for Science and the Environment (NCSE) is pleased to announce the formal launch of the www.EarthPortal.org">Earth Portal.
Dal sito web riporto:
Earth Portal is a comprehensive, free and dynamic resource for timely, objective, science-based information about the environment built by a global community of environmental experts: educators, physical, life, and social scientists, scholars, and professionals who have joined together to communicate to the world.In contrast to information from anonymous sources with no quality control, the Earth Portal is created and governed by individuals and organizations who put their names behind their words and where attribution and expert-review for accuracy are fundamental.The Earth Portal includes:Encyclopedia of Earth (http://www.eoearth.org) has an initial 2,300 articles from over 700 experts from 46 countries, as well as such content partners as the WorlWildlife Fund and the United Nations Environment Programme. The Encyclopedia is a means for the global scientific community to come together tproduce the first free, comprehensiv expert-driven information resource on the environment. The Encyclopedia includes articles, e-books and reports, interactive maps, and biographies, and will eventually be published in other major languages. Environmental scholars and experts are invited to become contributors to the Encyclopedia, http://www.eoearth.org/eoe/contribute.Earth News (www.earthportal.org/news">http://www.earthportal.org/news/>www.earthportal.org/news) includes breaking news updates from many sources, with links from key words to Encyclopedia articles, enabling readers to learn about the science behind the headlines.Earth Forum (http://www.earthportal.org/forum) allows the public to engage in discussions with experts, ask questions and get answers, and to participate in community debates about issues that matter to them.Environment in Focus (http://www.earthportal.org/?page_id=70) provides an exploration of a major issue each week ­ energy, climate change, environmental economics and other topics ­ led by a prominent expert in the subject and involving articles, news, places, discussions, Q&A, interesting facts, and more.The National Council for Science and the Environment (www.NCSEonline.org">http://www.ncseonline.org/>www.NCSEonline.org) is a not-for-profit organization dedicated to improving the scientific basis for environmental decision-making. The NCSE specializes in programs that foster collaboration among diverse institutions, communities and individuals. The NCSE serves as secretariat for a growing Environmental Information Coalition of environmental experts and organizations, which is building the Earth Portal. ManyOne Networks, an innovative IT firm based near San Jose, California, has provided engineering and vision for the Earth Portal.
Paolo Coccia

Chiesa e riscaldamento globale

Secondo un seminario a porte chiuse tenutosi in Vaticano, l’uomo non sarebbe responsabile del riscaldamento globale, ovviamente perché “ha un’indiscussa superiorità sul creato in quanto è dotato di anima importante” e quindi non può rappresentare una minaccia per la natura, che è posta da Dio nelle sue mani.
Non sarebbe l’uomo il responsabile degli imponenti cambiamenti climatici che sono in corso sul nostro pianeta. Questa è la tesi singolare emersa dal seminario sul tema “Cambiamenti climatici e sviluppo” tenutosi in Vaticano venerdì 27 aprile 2007, il cui resoconto si può trovare on line per mano del Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il Cardinale Renato Raffaele Martino. A questo incontro avrebbero partecipato 80 esperti, tra cui Antonio Zichichi, docente di fisica all’Università di Bologna nonché membro dell’Accademia Pontificia delle Scienze.
Dalla nota si legge che, pur ammettendo in parte i cambiamenti climatici in vigore, “l’uomo non può essere equiparato agli altri esseri viventi, né tanto meno considerato elemento di disturbo dell’equilibrio ecologico naturalistico” perché “la natura non è un assoluto, ma una ricchezza posta nelle mani responsabili e prudenti dell’uomo”. Si rifiuta, inoltre, la possibilità che l’aumento della popolazione umana mondiale nei prossimi decenni possa alterare gli equilibri ecologici, già oggi compromessi, in maniera definitiva. Stupisce il mancato riferimento ad uno dei più semplici ma più importanti concetti di ecologia: quello di capacità portante dell’ambiente, corrispondente al numero massimo di individui che le risorse ambientali possono mantenere, in questo caso riferibile all’intero globo terrestre.
Si parla inoltre di presunte conclusioni forzate da parte della comunità scientifica sull’impatto dell’uomo sul riscaldamento globale. Nel suo intervento, Zichichi sostiene che le attività umane hanno un basso impatto sull’ambiente, meno del 10%, e che le cause del riscaldamento globale e dell’effetto serra sarebbero da attribuire a fenomeni naturali, come l’emissione di gas dai vulcani, dichiarando che i metodi usati dall’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) non sarebbero validi dal punto di vista scientifico…
Prendere atto che i cambiamenti climatici in atto sono dovuti soprattutto alle nostre attività e che un consistente aumento della popolazione umana potrebbe avere conseguenze disastrose sull’ambiente e, in ultima analisi, anche sul benessere futuro dell’uomo, mi sembra solamente una posizione di buon senso. L’accettazione di tali fatti rappresenta il punto di partenza, interessi economici permettendo, verso una possibile futura risoluzione della catastrofe ambientale incombente. Falsificare i dati, che la comunità scientifica mondiale accetta unanimemente in virtù di posizioni dogmatiche e pregiudiziali, al contrario, sembra l’ennesimo tentativo della Chiesa di allontanarsi dalla realtà dei fatti e di rifiutare di porre rimedio ai problemi.
Andrea Romano

L'ultimo della sua specie?

L'analisi molecolare ha identificato un ibrido che possiede la metà del DNA appartenente ad una specie di tartaruga gigante delle Galapagos che al momento conta un solo esemplare. Si attendono sviluppi sull'eventuale ritrovamento di nuovi individui che impediscano l'estinzione della specie.

George Il Solitario (Lonesome George), è l'unico esemplare vivente della sua specie: la tartaruga gigante delle Galapagos Geochelone abingdoni, endemica dell'isola di Pinta dell'arcipelago ecuadoriano. Ad oggi detiene il triste record che gli conferisce l'appellativo di "creatura più rara del mondo", ma un recente studio potrebbe mettere in dubbio questo primato.
Lanesome George fu trovato nell'isola di Pinta nel lontano 1972, quando si pensava che la sua specie fosse ormai estinta. Da allora vive in cattività nel Charles Darwin Research Station sull'isola delle Galapagos di Santa Cruz in compagnia di due femmine appartenenti ad una specie affine, la Geochelone becki, che abita nell'isola di Isabela, a circa 70Km da Pinta. Fino ad oggi Lonesome George non ha mai nutrito alcun interesse sessuale nei confronti delle sue coinquiline e quindi i geni della sua specie sono destinati a scomparire con la sua morte.
Uno studio, pubblicato sulla rivista Current Biology e condotto da ricercatori dell' Università di Yale potrebbe modificare il finale di questa storia che sembrava ormai tristemente scontato. E' stata, infatti, effettuata un'analisi che ha confrontato i DNA di un piccolo campione di tartarughe residenti nell'isola di Isabela con quello di Lonesome George e di altri 6 esemplari della sua specie provenienti da musei. Ebbene, si è riscontrata la presenza di un individuo con patrimonio genetico pari alla metà di quello delle Geochelone abingdoni, un ibrido tra le tartarughe di Pinta e Isabella. Sfortunatamente questo individuo è un maschio. Certamente, però, un esemplare di Geochelone abingdoni è giunto sull'isola di Isabela, ma, dato che l'analisi è stata eseguita solo su un piccolo campione delle migliaia di individui presenti, la possibilità che vi siano altri ibridi o, perchè no, organismi della stessa specie di Lonesome George è concreta.
Il prossimo passo, già annunciato dal gruppo di ricerca, è quello di sguinzagliare 20 scienziati sull'isola di Isabela per la raccolta del DNA di tutti gli individui e l'eventuale individuazione di ibridi o di esemplari con genoma di Pinta. In caso di successo, questi sarebbero prelevati e fatti accoppiare con la "creatura più rara del mondo" per rifondare una popolazione vitale sull'isola di Pinta.
Forse Lonesome George si trasformerà da simbolo di rarità a icona di salvezza e conservazione.

Andrea Romano

Scimpanzè e collaborazione tra estranei

Gli scimpanzè mettono in atto diversi comportamenti di collaborazione anche tra individui non imparentati. Un'altra dimostrazione della complessità del comportamento sociale di questi primati, sempre più simili a noi.

La complessità del comportamento degli scimpanzè (Pan troglodytes) ormai non stupisce più. Solo da pochi mesi si è venuto a conoscenza dell'esistenza di una comunità che fabbrica strumenti simili a lance per la caccia attiva delle prede. Oggi, come si può leggere sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science, emerge che gli scimpanzè collaborano con individui anche non strettamente imparentati. L'ennesimo esempio di comportamento sociale di questa specie che si avvicina a quello umano.
Lo studio, durato alcuni anni, è stato condotto dall'antropologo Kevin Langergraber e colleghi dell’Università del Michigan di Ann Arbor su una comunità di scimpanzè che vive presso Ngogo, nel Parco Nazionale di Kibale, in Uganda, con lo scopo di capire l'influenza dei legami di parentela sui comportamenti cooperativi di individui maschi. La ricerca ha previsto sia osservazioni etologiche di campo che analisi molecolari sul DNA ricavato da campioni fecali, utilizzate per l'identificazione di ciascun individuo e del grado di parentela.
Dai risultati emerge che molti episodi cooperativi avvengono tra individui che condividono la madre, mentre non si assiste a collaborazione preferenziale tra maschi con il padre in comune. La spiegazione è semplice: il padre, al contrario della madre, non concorre alla crescita dei piccoli perciò per i fratelli che hanno lo stesso padre sarebbe più difficile riconoscersi reciprocamente rispetto a quelli con la medesima madre. Stupisce, tuttavia, la presenza di numerose interazioni cooperative tra scimpanzè imparentati lontanamente o per nulla. Le attività svolte insieme sono le più disparate, dalla caccia di piccole scimmie alla difesa di territori da intrusi fino alla condivisione di risorse alimentari.
Questi comportamenti, dicono i ricercatori, sarebbero messi in atto in quanto conferirebbero benefici in termini di fitness individuale e poco importa se la cooperazione avviene con individui non strettamente imparentati. Sarebbe quindi una ragione egoistica a spingerli a collaborare reciprocamente.

Andrea Romano

In difesa di Darwin

Esce il 2 Maggio il nuovo libro di Telmo Pievani “In difesa di Darwin. Piccolo bestiario dell’antievoluzionismo all’italiana”, edito da Bompiani nella collana “Agone”, 128 pagine, 8 euro.

É strano a dirsi, ma il nuovo libro di Telmo Pievani è un libro che forse speravamo di non dover leggere.“È il racconto di una rocambolesca storia di provincialismo culturale”, spiega Pievani. “Se volevate una prova che la cultura di un paese non necessariamente progredisce, qui potrete trovarla”. Nel libro sono infatti raccontate le guerre italiane contro Darwin, dalla Moratti a Ratisbona, con un approccio a metà fra saggio e satira.
L’autore tiene a precisare che il termine “bestiario” non vuole essere offensivo nei riguardi di nessuno, e che viene usato “per descrivere il quadro dei personaggi di questa vicenda – teologi che fanno gli evoluzionisti, cardinali che fanno gli scienziati, pedagogisti che fanno i filosofi della scienza, epistemologi che fanno i teologi, scienziati che fanno i filosofi - la disposizione anarchica di strani ibridi, di chimere, di animali un po’ leggendari e un po’ reali che troviamo nei bestiari medioevali mi è sembrata la metafora più efficace”.
Molti penseranno che si sta commettendo l’errore di dare ai “creazionisti di casa nostra” troppa importanza rispetto alla reale entità del problema. Con questo libro, tuttavia, si cerca proprio di mostrare come “non sia vero che si tratti soltanto di quattro gatti tendenzialmente innocui e viziati da irreparabile ignoranza cavernicola”.
“In difesa di Darwin” sarà presentato al Festival di Filosofia di Roma il 10 maggio, alla Fiera del Libro di Torino il 13 maggio e a FEST, Fiera dell’editoria scientifica Trieste, il 19 maggio alle ore 1630 nel Salone degli Incanti. Quindi buona lettura, sperando di potere riprendere in mano questo libro tra qualche anno con soddisfazione, alla luce di auspicati cambiamenti...

Chiara Ceci

Ecco l’indice del libro:
Introduzione
1. Quel pasticciaccio brutto di Via Trastevere
Bye bye Charles - Un documento scabroso – L’elefante della protesta partorisce un topolino – La vittoria finale dei censori.
2. I pani, i pesci e le teorie dell’evoluzione
Il verace antidarwinismo italiano di prima generazione – L’antidarwinismo approda al Ministero - L’evoluzione, le teorie dell’evoluzione, l’evoluzionismo e altre leggende metropolitane – Più papisti del papa - L’antidarwinismo chic di ultima generazione.
3. Uno spettro chiamato creazionismo si aggira per l’Europa
Morto un papa… cardinali in avanscoperta - Un disegno immanente, evidente, reale e scientificamente provato – Scienziati che abdicano all’intelligenza – Ebbene sì, è proprio Intelligent Design - Il diritto di parola di papi e cardinali.
4. Monsignori evoluzionisti si arrampicano sugli specchi
Cripto-creazionismo - Catechismo postdarwiniano – Dentro e fuori la scienza - Liberare Darwin dall’ideologia, appunto.
5. Un giornale con un grande avvenire alle spalle
6. Evoluzione e creazione dopo Ratisbona
Ratisbona, settembre 2006: l’irrazionalità del darwinismo – Darwin a Castelgandolfo - L’integrazione fra teologia e scienza alla Küng – O Dio o il nulla – Il naturalismo inammissibile – Elogio dell’indifferenza.
Epilogo
Le dolci colline della North Carolina
Riferimenti bibliografici

E se lo stress fosse ereditario?

Un’interessante ricerca sullo stress in modelli animali mostra come alcune alterazioni ormonali, dovute a stress indotto sperimentalmente, possano essere trasmesse dai genitori alla prole alterandone il comportamento.
Uno dei dogmi della genetica è da sempre legato all’impossibilità di ereditare caratteri acquisiti ovvero, contrariamente a quanto proposto da Jean-Baptiste Lamarck, le mutazioni acquisite dal genoma dei genitori non sono trasmesse alla prole. Ma questo vale anche per l’eredità epigenetica?

Per eredità epigenetica si intende un vasto insieme di modificazioni che la cromatina subisce al fine di modularne l’espressione. Questo significa che un gene è attivo perché presenta una serie di segnali molecolari che ne permettono il riconoscimento come gene da trascrivere. Il termine epigenetica fa, quindi, riferimento al fatto che lo stato di attivazione di un gene derivi da una sorta di impronta molecolare che ogni gene ha e che ne definisce il destino in termini di attivazione o spegnimento.

Per molti decenni si è ritenuto che vi fosse una fase (durante la gametogenesi e/o a livello delle tappe più precoci dell’embriogenesi) in cui l’eredità epigenetica parentale veniva rimossa. Al contrario, alcune evidenze sperimentali stanno mettendo in dubbio il fatto che l’impronta epigenetica parentale non sia, almeno parzialmente, ereditabile. Nell’ambito di questa tematica risulta essere molto interessante l’articolo recentemente pubblicato dal gruppo di ricerca coordinato da Per Jensen, Linköping University, Svezia, su PlosONE.

In particolare, Jensen e colleghi hanno scelto come modelli sperimentali i comuni polli d’allevamento e i galli rossi (da cui discendono i moderni polli allevati in cattività). Entrambi i modelli sperimentali venivano stressati, mediante alterazioni non prevedibili delle ore di luce in un giorno, e l’effetto dello stress veniva valutato tramite un test di apprendimento ed un test volto a saggiare la capacità di competere per il cibo.

Lo stress indotto portava in entrambi i casi ad un’alterazione del comportamento degli animali studiati, ma nei polli queste alterazioni erano sorprendentemente presenti anche nella prole. In particolare, la prole dei polli “stressati” mostrava una ridotta capacità di apprendimento, una maggior efficienza nel procacciarsi il cibo e di conseguenza un maggior incremento ponderale rispetto ai coetanei nati da genitori mantenuti in condizioni standard (senza alcun tipo di stress). Tutte queste alterazioni comportamentali erano tipiche dei genitori stressati e presenti anche nella prole, sebbene la prole fosse stata allevata in assenza di eventi stressogeni.

Un approfondimento a livello molecolare, ha mostrato che la prole dei polli stressati presenta pattern di espressione di alcuni geni alterati rispetto al normale e che tali alterazioni coincidono con quanto osservato nei loro genitori, che erano stati allevati in condizioni di stress.

Dal complesso di questi esperimenti emerge quindi che nei polli lo stress indotto ai genitori è stato trasmesso alla prole attraverso l’alterazione del pattern di espressione di diversi geni implicati nella risposta allo stress. In questo caso quindi, un carattere acquisito (lo stato di stress) sarebbe stato trasmesso alla prole. Siccome le alterazioni comportamentali osservate sono dovute ad alterate espressione geniche si può ipotizzare che questo risultato sia dovuto al passaggio di una forma di eredità epigenetica di tipo lamarckiano dai genitori alla prole.

Al momento non vi sono evidenze sperimentali indicanti che un simile modello di eredità dello stress sia applicabile anche all’uomo, anche se sono stati recentemente pubblicati alcuni articoli da cui sembrerebbe emergere anche nell’uomo la possibilità di una trasmissione epigenetica da genitori a figli di alcuni caratteri. Al momento, tuttavia, i dati pubblicati sono ancora controversi e quindi risulta impossibile affermare con certezza se anche l’uomo presenta caratteri con eredità lamarckiana.


Mauro Mandrioli


Christina Lindqvist, Andrew M. Janczak, Daniel Natt, Izabella Baranowska, Niclas Lindqvist, Anette Wichman, Joakim Lundeberg, Johan Lindberg, Peter A. Torjesen, Per Jensen1. 2007. Transmission of stress-induced learning impairment and associated brain gene expression from parents to offspring in chickens. Plos ONE, issue 4: e364.