Chi era Alfred Russel Wallace? Sebbene spesso dimenticato e meno popolare di altri scienziati, Wallace continua a stimolare numerosi ricercatori che hanno a lui dedicato quattro nuove biografie.
Alfred Russel Wallace (8 gennaio 1823 - 7 novembre 1913) è spesso considerato uno scienziato dimenticato, a dispetto dell’enorme importanza che i suoi scritti ebbero sulla definizione della teoria dell’evoluzione e sul lavoro di Darwin. Wallace formulò, infatti, una personale teoria evoluzionistica simile a quella di Charles Darwin nello stesso periodo in cui lo stesso Darwin elaborava la propria.
A distanza di poco più di 100 anni dalla pubblicazione della sua autobiografia intitolata “My Life”, ecco ora disponibili altre quattro biografie, segnalate da Sandra Knapp sull’ultimo volume (vol. 92, settembre 2007) della prestigiosa rivista Biological Journal of the Linnean Society.
Uno degli aspetti che colpisce è che, sebbene Wallace sia considerato uno scienziato poco noto al grande pubblico, lo stesso non si può dire per gli evoluzionisti e per gli storici della scienza che hanno a lui dedicato una enorme attenzione, come testimoniato dal fatto che nel corso dell’ultimo secolo sono state pubblicate ben due nuove biografie per decade.
Wallace fu infatti un personaggio unico, poiché se da un lato si caratterizzava per il suo fascino e la genialità del suo intelletto, dall’altro si rimane perplessi nel ritrovare nello stesso personaggio anche un “ecologista” ante litteram, un passionale socialista ed un convinto spiritista.
Per chi volesse approfondire la propria conoscenza di Wallace, ecco i riferimenti delle ultime quattro biografia a lui dedicate:
The Forgotten Naturalist: In Search of Alfred Russel Wallace di John G. Wilson. Australian Scholarly Publishing Pty Ltd, 2000..
Alfred Russel Wallace: A Life di Peter Raby. Chatto & Windus Ltd (USA: Princeton University Press), 2001.
The Alfred Russel Wallace Reader: A Selection of Writings from the Field di Jane Camerini. The Johns Hopkins University Press, 2002.
Infinite Tropics: An Alfred Russel Wallace Anthology di Andrew Berry. London & New York: Verso, 2002.
Per chi preferisse invece un testo scritto in italiano, da non perdere è sicuramente il testo intitolato “L’uomo che getto nel panico Darwin. La vita e le scoperte di Alfred Russel Wallace” (Bollati Boringhieri, 2006, euro 24) scritto da Federico Focher, ricercatore dell’Istituto di Genetica Molecolare (Igm) del CNR di Pavia. Il libro di Focher non è solamente la prima monografia italiana dedicata al naturalista vittoriano, ma anche un affascinante testo che guida il lettore alla scoperta di questo geniale, quanto complesso, scienziato che nella sua lunga vita (Wallace morì all'età di 90 anni!!) diede prova di essere molto abile nei più disparati ambiti della ricerca scientifica.
Mauro Mandrioli
Qui troverete avvisi, comunicazioni, segnalazioni su tutte le novita' che potrebbero interessarvi: articoli, libri, eventi, temi controversi, bibliografie, dossier, ecc....
Tuesday, August 21, 2007
E’ possibile prevedere la biodiversità di una foresta?
Conoscendo la biodiversità vegetale che caratterizza una determinata foresta, è possibile tentare di ipotizzare quanto sarà estesa la biodiversità animale che la caratterizza?
Il numero di Nature del 9 Agosto ha presentato due articoli molto interessanti relativi alla possibilità di sviluppare modelli per cercare di quantificare la biodiversità animale che caratterizza una data foresta di cui è nota la biodiversità vegetale. L’idea di base di questi progetti è cercare di capire come si origina la biodiversità e che relazioni vi siano tra la biodiversità vegetale e quella animale.
In particolare, i lavori di Vojtech Novotny e colleghi (Biology Center of the Czech Academy of Sciences and School of Biological Sciences, University of South Bohemia, Czech Republic) e di Lee A. Dyer e colleghi (Department of Ecology and Evolutionary Biology, Tulane University, New Orleans, USA) si sono concentrati sugli insetti ed hanno cercato di verificare se esista una relazione tra la biodiversità vegetale e quella degli insetti erbivori che abitano alcune foreste oggetto di studio. In modo del tutto sorprendente, i due lavori giungono a conclusioni differenti mostrando come sia in realtà molto difficile prevedere i livelli di biodiversità.
Novotny e colleghi, studiando un ampio tratto di foresta in Papua Nuova Guinea, hanno mostrato infatti che la biodiversità degli insetti erbivori è costante nel tratto di foresta studiato (che si estende per circa 75.000 Km quadrati) a suggerire che i livelli di biodiversità vegetale siano direttamente collegabili alla biodiversità degli insetti presenti. Quindi, tutte le foreste caratterizzate da una ridotta variazione della biodiversità vegetale (tra cui anche le foreste dell’Amazzonia e del Congo) dovrebbero avere una situazione simile ovvero una bassa biodiversità degli insetti erbivori. Questo dato, se sommato ad uno precedentemente pubblicato dagli stessi autori indicante che gli insetti erbivori delle foreste tropicali presentano gli stessi livelli di preferenze alimentari rispetto alle specie che vivono in regioni temperate, porterebbe a rivedere al ribasso i livelli di biodiversità data da insetti nelle foreste tropicali.
Al contrario, i dati pubblicati da Dyer e colleghi (derivanti dall’analisi di dati acquisiti dal 1936 ad oggi su una vasta gamma di foreste che vanno dal Canada al Brasile) indicano un maggior livello di specializzazione degli insetti erbivori nelle foreste tropicali rispetto a quanto non avvenga nelle foreste a climi temperati. Questo significherebbe, quindi, che nei climi temperati più piante possono rappresentare fonte di cibo per gli insetti erbivori, mentre nelle regioni tropicali vi sarebbe una maggior specializzazione e quindi una maggior differenziazione in specie distinte (ovvero maggiore biodiversità) rispetto alle foreste a clima temperato.
Quale di questi due modelli è più veritiero? Al momento è difficile dare una risposta anche se l’elevata quantità di dati considerati da Dryer e colleghi rispetto a Novotny potrebbe favorire la proposta dei primi rispetto ai secondi. Considerato, tuttavia, che gli insetti erbivori rappresentano solo una parte degli insetti presenti in una foresta, è realmente possibile prevedere quanta biodiversità è presente in una data foresta? Forse al momento è impossibile rispondere, ma sicuramente entrambi questi lavori rappresenteranno un forte stimolo a cercare di capire come la biodiversità si origini e quanto essa si ampia nelle foreste tropicali rispetto a quelle a clima temperato.
Mauro Mandrioli
V. Novotny, S. E. Miller, J. Hulcr et al. Low beta diversity of herbivorous insects in tropical forests. Nature 448: 692-695. 2007.
L. A. Dyer, M. S. Singer, J. T. Lill, et al. Host specificity of Lepidoptera in tropical and temperate forests. Nature 448: 696-699. 2007.
Il numero di Nature del 9 Agosto ha presentato due articoli molto interessanti relativi alla possibilità di sviluppare modelli per cercare di quantificare la biodiversità animale che caratterizza una data foresta di cui è nota la biodiversità vegetale. L’idea di base di questi progetti è cercare di capire come si origina la biodiversità e che relazioni vi siano tra la biodiversità vegetale e quella animale.
In particolare, i lavori di Vojtech Novotny e colleghi (Biology Center of the Czech Academy of Sciences and School of Biological Sciences, University of South Bohemia, Czech Republic) e di Lee A. Dyer e colleghi (Department of Ecology and Evolutionary Biology, Tulane University, New Orleans, USA) si sono concentrati sugli insetti ed hanno cercato di verificare se esista una relazione tra la biodiversità vegetale e quella degli insetti erbivori che abitano alcune foreste oggetto di studio. In modo del tutto sorprendente, i due lavori giungono a conclusioni differenti mostrando come sia in realtà molto difficile prevedere i livelli di biodiversità.
Novotny e colleghi, studiando un ampio tratto di foresta in Papua Nuova Guinea, hanno mostrato infatti che la biodiversità degli insetti erbivori è costante nel tratto di foresta studiato (che si estende per circa 75.000 Km quadrati) a suggerire che i livelli di biodiversità vegetale siano direttamente collegabili alla biodiversità degli insetti presenti. Quindi, tutte le foreste caratterizzate da una ridotta variazione della biodiversità vegetale (tra cui anche le foreste dell’Amazzonia e del Congo) dovrebbero avere una situazione simile ovvero una bassa biodiversità degli insetti erbivori. Questo dato, se sommato ad uno precedentemente pubblicato dagli stessi autori indicante che gli insetti erbivori delle foreste tropicali presentano gli stessi livelli di preferenze alimentari rispetto alle specie che vivono in regioni temperate, porterebbe a rivedere al ribasso i livelli di biodiversità data da insetti nelle foreste tropicali.
Al contrario, i dati pubblicati da Dyer e colleghi (derivanti dall’analisi di dati acquisiti dal 1936 ad oggi su una vasta gamma di foreste che vanno dal Canada al Brasile) indicano un maggior livello di specializzazione degli insetti erbivori nelle foreste tropicali rispetto a quanto non avvenga nelle foreste a climi temperati. Questo significherebbe, quindi, che nei climi temperati più piante possono rappresentare fonte di cibo per gli insetti erbivori, mentre nelle regioni tropicali vi sarebbe una maggior specializzazione e quindi una maggior differenziazione in specie distinte (ovvero maggiore biodiversità) rispetto alle foreste a clima temperato.
Quale di questi due modelli è più veritiero? Al momento è difficile dare una risposta anche se l’elevata quantità di dati considerati da Dryer e colleghi rispetto a Novotny potrebbe favorire la proposta dei primi rispetto ai secondi. Considerato, tuttavia, che gli insetti erbivori rappresentano solo una parte degli insetti presenti in una foresta, è realmente possibile prevedere quanta biodiversità è presente in una data foresta? Forse al momento è impossibile rispondere, ma sicuramente entrambi questi lavori rappresenteranno un forte stimolo a cercare di capire come la biodiversità si origini e quanto essa si ampia nelle foreste tropicali rispetto a quelle a clima temperato.
Mauro Mandrioli
V. Novotny, S. E. Miller, J. Hulcr et al. Low beta diversity of herbivorous insects in tropical forests. Nature 448: 692-695. 2007.
L. A. Dyer, M. S. Singer, J. T. Lill, et al. Host specificity of Lepidoptera in tropical and temperate forests. Nature 448: 696-699. 2007.
Breve introduzione alla teoria dell'evoluzione. Aggiornamento
Il quotidiano Repubblica, mercoledi 27 giugno ha pubblicato la prima parte di una breve introduzione alla teoria evolutiva cui ne seguiranno altre. I testi sono curati da Luigi e Luca Cavalli Sforza che non hanno bisogno di presentazioni. L'argomento è svolto con estrema chiarezza, rigore e semplicità.
Ecco i primi otto appuntamenti di lettura.
Prima puntataIl segreto della vita. Il principio è l'autoriproduzione, 27 giugno 2006
Seconda puntataLa scoperta del monaco Mendel. Perchè i figli assomigliano ai genitori, 12 luglio 2007
Terza puntataCome muta e migliora una specie, 18 luglio 2007
Quarta puntataE il Dna svelò i suoi segreti, 24 luglio 2007
Quinta puntataChi sono i nemici di Darwin, 31 luglio 2007
Settima puntataIn origine c'era solo una lingua, 8 agosto 2007
Ottava puntata L'invenzione è la specialità degli umani, 17 agosto 2007
Prossime puntate................
Paolo Coccia
Ecco i primi otto appuntamenti di lettura.
Prima puntataIl segreto della vita. Il principio è l'autoriproduzione, 27 giugno 2006
Seconda puntataLa scoperta del monaco Mendel. Perchè i figli assomigliano ai genitori, 12 luglio 2007
Terza puntataCome muta e migliora una specie, 18 luglio 2007
Quarta puntataE il Dna svelò i suoi segreti, 24 luglio 2007
Quinta puntataChi sono i nemici di Darwin, 31 luglio 2007
Settima puntataIn origine c'era solo una lingua, 8 agosto 2007
Ottava puntata L'invenzione è la specialità degli umani, 17 agosto 2007
Prossime puntate................
Paolo Coccia
Notte da Gufi. Etologia e mistero dei rapaci notturni italiani
Cari amici ornitologi ed appassionati di gufi, ho pensato di raggiungere tutti voi con questa mail informativa della mia ultima fatica "letteraria/ornitologica!"Notte da Gufi. Etologia e mistero dei rapaci notturni italiani un libro dedicato ad una passione, quella per gufi, civette, allocchi che mi accompagna da oltre 15 anni!
E' un'opera particolare che racchiude molte informazioni e curiosità sui 10 rapaci notturni italiani. Il libro è ricco di fotografie straordinarie di alcuni dei migliori fotografi europei ed americani! Sono presenti capitoli descrittivi dei 10 strigiformi italiani che oltre a raccontare aspetti etologici svelano novità comportamentali di questi predatori emerse in alcune ricerche recentissime condotte in tutta Europa.Inoltre troverete dei capitoli speciali dedicati alla biologia ed al comportamento: la vista, l'udito, il mobbing, le vocalizzazioni e la territorialità, il playback, le curiosità e leggende viste con un occhio ornitologo .... se qualcuno fosse interessato al libro può scrivermi:
marco.mastrorilli @tin.it
Marco MastrorilliBoltiere (BG)
www.flammeus.it
www.gruppoitalianocivette.it
E' un'opera particolare che racchiude molte informazioni e curiosità sui 10 rapaci notturni italiani. Il libro è ricco di fotografie straordinarie di alcuni dei migliori fotografi europei ed americani! Sono presenti capitoli descrittivi dei 10 strigiformi italiani che oltre a raccontare aspetti etologici svelano novità comportamentali di questi predatori emerse in alcune ricerche recentissime condotte in tutta Europa.Inoltre troverete dei capitoli speciali dedicati alla biologia ed al comportamento: la vista, l'udito, il mobbing, le vocalizzazioni e la territorialità, il playback, le curiosità e leggende viste con un occhio ornitologo .... se qualcuno fosse interessato al libro può scrivermi:
marco.mastrorilli @tin.it
Marco MastrorilliBoltiere (BG)
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Prima scuola estiva della SIBE
Come saprete a fine giugno si è svolta la prima scuola estiva della SIBE.Quest'anno è stata organizzata in collaborazione con il Centro di Ecologia Alpina e si è discusso di Evoluzione del genoma: meccanismi, dinamiche e casi di studio.
Durante i quattro giorni della scuola (19-22 Giugno 2007) quattordici studenti e sei ricercatori provenienti da tutta Italia hanno parlato dei diversi aspetti dell´evoluzione del genoma, spaziando dalla "Selezione naturale ed evoluzione del genoma" (J. Parsch, Ludwig-Maximilians- Universität München) all' "Evoluzione del genoma delle piante" (M. Morgante, Università di Udine), ma anche di "Evoluzione dei cromosomi" (M. Rocchi, Università di Bari), "I markers molecolari nello studio del genoma" (L. Bargelloni, Università di Padova), l' "Evoluzione del genoma mitocondriale dei metazoi" (C. Gissi, Università di Milano) ed "I progressi della ricerca genomica" (G. Valle, Università di Padova).La scuola ha avuto un ottimo successo, con ben 32 domande di partecipazione (i posti disponibili erano 15), la larga maggioranza da parte di dottorandi, anzi di dottorande (XX:XY pari a 7:1). I file powerpoint o .pdf delle lezioni saranno quanto prima resi disponibili sul sito della SIBE o a richiesta da me (lino.ometto @unil.ch).Tutti, studenti, docenti ed organizzatori, sono stati soddisfatti dall'esperienza, che la SIBE ripeterà sicuramente nei prossimi anni migliorando l'offerta secondo i preziosi consigli ricevuti dai partecipanti. Se qualcuno di voi ha qualche preferenza sul tema della prossima scuola (programmata per il 2009) ce lo faccia sapere.
Buona giornata,
Lino Ometto
eMail lino.ometto @unil.ch
web www.unil.ch/dee/page31106.html
Italian Society for Evolutionary Biology www.sibe-iseb.it
Durante i quattro giorni della scuola (19-22 Giugno 2007) quattordici studenti e sei ricercatori provenienti da tutta Italia hanno parlato dei diversi aspetti dell´evoluzione del genoma, spaziando dalla "Selezione naturale ed evoluzione del genoma" (J. Parsch, Ludwig-Maximilians- Universität München) all' "Evoluzione del genoma delle piante" (M. Morgante, Università di Udine), ma anche di "Evoluzione dei cromosomi" (M. Rocchi, Università di Bari), "I markers molecolari nello studio del genoma" (L. Bargelloni, Università di Padova), l' "Evoluzione del genoma mitocondriale dei metazoi" (C. Gissi, Università di Milano) ed "I progressi della ricerca genomica" (G. Valle, Università di Padova).La scuola ha avuto un ottimo successo, con ben 32 domande di partecipazione (i posti disponibili erano 15), la larga maggioranza da parte di dottorandi, anzi di dottorande (XX:XY pari a 7:1). I file powerpoint o .pdf delle lezioni saranno quanto prima resi disponibili sul sito della SIBE o a richiesta da me (lino.ometto @unil.ch).Tutti, studenti, docenti ed organizzatori, sono stati soddisfatti dall'esperienza, che la SIBE ripeterà sicuramente nei prossimi anni migliorando l'offerta secondo i preziosi consigli ricevuti dai partecipanti. Se qualcuno di voi ha qualche preferenza sul tema della prossima scuola (programmata per il 2009) ce lo faccia sapere.
Buona giornata,
Lino Ometto
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