In un intervista il biologo inglese Lewis Wolpert spiega come l’origine della religione sia da cercarsi nelle nostre teste.
Lewis Wolpert è un eminente biologo dello sviluppo all’University College a Londra, e l’anno scorso ha dato alle stampe il libro “Six Impossible Things Before Breakfast: The Evolutionary Origins of Belief”.
In questa intervista racconta il suo punto di vista sulle religioni. Wolpert spiega che, a differenza del suo collega Dawkins, non desidera che le religioni siano abolite. Al contrario ritiene che la fede possa dare un grande conforto alla gente quando si trattano temi delicati come la morte e la sofferenza. La religione addirittura darebbe un vantaggio evolutivo per chi crede, nonostante sia basato su di un’illusione.
Per spiegare le malattie, la morte e le altre cose che erano misteriose, i primi ominidi sarebbero ricorsi a spiriti e divinità. Il tutto per la necessità di trovare una causa ai fenomeni che osservavo. Questa è la teoria di Wolpert sul come si sarebbero evolute le religioni.
Un lunga interessante intervista con la quale possiamo esplorare ancora una volta le origini evolutive del credere.
Chiara Ceci
Qui troverete avvisi, comunicazioni, segnalazioni su tutte le novita' che potrebbero interessarvi: articoli, libri, eventi, temi controversi, bibliografie, dossier, ecc....
Friday, June 01, 2007
Tesi di laurea. DARWIN E L’AMBIENTE : IL SISTEMA DI RELAZIONI NELL’ECONOMIA DELLA NATURA
Riporto l'indice della tesi:
Introduzione 3
1. Instabilità delle condizioni di esistenza 15
1.1 Geologia e forme di contenimento naturale: Darwin e Lyell 17
1.2 Cambiamenti geologici e climatici 21
1.3 Biogeografia e adattamento degli organismi: Darwin e Wallace 22
2. Il concetto di condizioni di vita 28
2.1 Cuvier 29
2.2 Lamarck 40
2.3 I De Candolle 55
2.4 Lyell 66
3. Il peso dell’ambiente nella teoria darwiniana. Condizioni in cui opera la
selezione naturale 84
3.1 Le cause della speciazione 85
3.2 Il rifiuto dell’ambientalismo francese 93
3.3 La pangenesi e il problema genetico 101
3.4 Distinguo tra problema della variazione e valore dell’ambiente 105
4. Accumulare fatti per tutta la vita: un metodo 122
4.1 Raccogliere specie e prendere appunti 123
4.2 Pacchi postali nel Kent: il mondo a casa Darwin 133
4.3 Ecosistemi al microscopio: lombrichi, cirripedi e botanica 135
5. Il concetto di economia della natura 150
5.1 Malthus e la teoria economica 151
5.2 L’immagine dell’economia della natura 155
5.3 Darwin e Linneo 167
Riferimenti bibliografici 178
DAVIDE COERO BORGA
davidecoeroborga @libero.it (spazio antispam)
Laurea Magistrale in Filosofia e Storia delle Idee conseguita il 20 marzo 2007 presso l’Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia.
Introduzione 3
1. Instabilità delle condizioni di esistenza 15
1.1 Geologia e forme di contenimento naturale: Darwin e Lyell 17
1.2 Cambiamenti geologici e climatici 21
1.3 Biogeografia e adattamento degli organismi: Darwin e Wallace 22
2. Il concetto di condizioni di vita 28
2.1 Cuvier 29
2.2 Lamarck 40
2.3 I De Candolle 55
2.4 Lyell 66
3. Il peso dell’ambiente nella teoria darwiniana. Condizioni in cui opera la
selezione naturale 84
3.1 Le cause della speciazione 85
3.2 Il rifiuto dell’ambientalismo francese 93
3.3 La pangenesi e il problema genetico 101
3.4 Distinguo tra problema della variazione e valore dell’ambiente 105
4. Accumulare fatti per tutta la vita: un metodo 122
4.1 Raccogliere specie e prendere appunti 123
4.2 Pacchi postali nel Kent: il mondo a casa Darwin 133
4.3 Ecosistemi al microscopio: lombrichi, cirripedi e botanica 135
5. Il concetto di economia della natura 150
5.1 Malthus e la teoria economica 151
5.2 L’immagine dell’economia della natura 155
5.3 Darwin e Linneo 167
Riferimenti bibliografici 178
DAVIDE COERO BORGA
davidecoeroborga @libero.it (spazio antispam)
Laurea Magistrale in Filosofia e Storia delle Idee conseguita il 20 marzo 2007 presso l’Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia.
I Consigli di Pikaia per gli acquisti del 2007. Aggiornamento del 27 maggio
I nostri consigli se volete acquistare un libro sull'evoluzione!
Consultate l'elenco periodicamente. Lo aggiorneremo con le ultime novità (segnalate in rosso)!Contiene le sezioni:Da non perdere – I Classici – Per ragazzi - In lingua inglese - Nuove pubblicazioni - Le bibliografie.
Contributi e segnalazioni sono benvenuti.
Paolo Coccia
Milano, 27 maggio 2007
Consultate l'elenco periodicamente. Lo aggiorneremo con le ultime novità (segnalate in rosso)!Contiene le sezioni:Da non perdere – I Classici – Per ragazzi - In lingua inglese - Nuove pubblicazioni - Le bibliografie.
Contributi e segnalazioni sono benvenuti.
Paolo Coccia
Milano, 27 maggio 2007
Stanley Miller ci ha lasciato
Dal sito dell'American Chemical Society apprendiamo la scomparsa di Stanley L. Miller, padre del celeberrimo esperimento che per primo getto' luce sull'origine della vita.
Miller e' scomparso lo scorso 20 maggio all'eta' di 77 anni. Il chimico americano si trovo' letteralmente nel posto giusto al momento giusto: nel 1953, quando era studente universitario nel laboratorio del grande premio Nobel Harold C. Urey all'Universita' di Chicago, gli tocco' l'onore di eseguire il brillante esperimento che dimostrava la possibilita' di generare amminoacidi, ossia i mattoni molecolari organici di base della vita, da una semplice miscela di gas, quali vapore acqueo, idrogeno, metano e ammoniaca, probabili costituenti dell'atmosfera primordiale della Terra. Un anno dopo Miller si laureava, ricevendo il PhD in chimica.
Attualmente Miller era professore emerito di chimica e biochimica alla University of California, San Diego, istituzione nella quale ha speso la maggior parte della sua vita scientifica.
Se volete leggere i suoi due articoli piu' famosi, eccone gli estremi:Stanley L. Miller "A Production of Amino Acids Under Possible Primitive Earth Conditions", Science 117, 528 (1953)Stanley L. Miller "Production of Some Organic Compounds under Possible Primitive Earth Conditions" J. Am. Chem. Soc. 77, 2351 (1955)
Una curiosita': Harold Urey, ormai soddisfatto del premio Nobel acquisito nel 1934 per i suoi studi pionieristici sugli isotopi, lascio' al solo Miller le luci della ribalta in occasione di questo storico esperimento. Lo si desume facilmente dal fatto che i due articoli sopra menzionati recano esclusivamente la firma del giovanissimo Miller!
Paola Nardi
Miller e' scomparso lo scorso 20 maggio all'eta' di 77 anni. Il chimico americano si trovo' letteralmente nel posto giusto al momento giusto: nel 1953, quando era studente universitario nel laboratorio del grande premio Nobel Harold C. Urey all'Universita' di Chicago, gli tocco' l'onore di eseguire il brillante esperimento che dimostrava la possibilita' di generare amminoacidi, ossia i mattoni molecolari organici di base della vita, da una semplice miscela di gas, quali vapore acqueo, idrogeno, metano e ammoniaca, probabili costituenti dell'atmosfera primordiale della Terra. Un anno dopo Miller si laureava, ricevendo il PhD in chimica.
Attualmente Miller era professore emerito di chimica e biochimica alla University of California, San Diego, istituzione nella quale ha speso la maggior parte della sua vita scientifica.
Se volete leggere i suoi due articoli piu' famosi, eccone gli estremi:Stanley L. Miller "A Production of Amino Acids Under Possible Primitive Earth Conditions", Science 117, 528 (1953)Stanley L. Miller "Production of Some Organic Compounds under Possible Primitive Earth Conditions" J. Am. Chem. Soc. 77, 2351 (1955)
Una curiosita': Harold Urey, ormai soddisfatto del premio Nobel acquisito nel 1934 per i suoi studi pionieristici sugli isotopi, lascio' al solo Miller le luci della ribalta in occasione di questo storico esperimento. Lo si desume facilmente dal fatto che i due articoli sopra menzionati recano esclusivamente la firma del giovanissimo Miller!
Paola Nardi
E' allarme per i mammiferi europei
Secondo un recente studio, circa un mammifero europeo su sei è a rischio di estinzione.
Un'analisi sullo stato di salute dei mammiferi europei, commissionata dall'Unione Europea e condotta da ricercatori del World Conservation Union (IUCN), mostra che circa una specie su sei è in pericolo di estinzione. Infatti, nel complesso il 27% delle specie hanno popolazioni in declino demografico e di un altro 33% non è stato possibile ricavare dati sul campo. Al contrario, solo l'8% risulta in fase di incremento di popolazione. La situazione non va meglio nei mari, in quanto anche il 22% dei mammiferi marini rischia di scomparire.
Le cause principali di questa vulnerabilità sono tutte di origine antropica: la degradazione e la perdita degli habitat, la deforestazione e l'inquinamento per le specie continentali, la pesca accidentale e la collisione con le imbarcazioni per le specie marine, che subiscono la presenza umana soprattutto nel Mediterraneo, nel Mar Baltico e nel Mar Nero.
Tra le specie maggiormente minacciate vi sono la foca monaca (Monachus monachus) e la lince iberica (Lynx pardinus), entrambe inserite nella Lista Rossa come specie "fortemente minacciate", che contano rispettivamente circa 350 e 150 individui. La nazione europea con il più alto numero di specie a rischio è, invece, la Bulgaria.
Nonostante esistano alcuni casi di recupero demografico grazie all'attuazione di politiche di conservazione, quali ad esempio il bisonte europeo (Bison bonasus) e lo stambecco alpino (Capra ibex), la situazione è critica. E' necessario ed urgente incrementare le iniziative di protezione sia finalizzate alla conservazione delle singole specie sia destinate a preservare interamente gli habitat naturali che ospitano un altà biodiversità. Finchè non cambierà l'atteggiamento umano nei confronti della natura, questo sembra l'unico modo per invertire tale triste situazione.
Andrea Romano
Un'analisi sullo stato di salute dei mammiferi europei, commissionata dall'Unione Europea e condotta da ricercatori del World Conservation Union (IUCN), mostra che circa una specie su sei è in pericolo di estinzione. Infatti, nel complesso il 27% delle specie hanno popolazioni in declino demografico e di un altro 33% non è stato possibile ricavare dati sul campo. Al contrario, solo l'8% risulta in fase di incremento di popolazione. La situazione non va meglio nei mari, in quanto anche il 22% dei mammiferi marini rischia di scomparire.
Le cause principali di questa vulnerabilità sono tutte di origine antropica: la degradazione e la perdita degli habitat, la deforestazione e l'inquinamento per le specie continentali, la pesca accidentale e la collisione con le imbarcazioni per le specie marine, che subiscono la presenza umana soprattutto nel Mediterraneo, nel Mar Baltico e nel Mar Nero.
Tra le specie maggiormente minacciate vi sono la foca monaca (Monachus monachus) e la lince iberica (Lynx pardinus), entrambe inserite nella Lista Rossa come specie "fortemente minacciate", che contano rispettivamente circa 350 e 150 individui. La nazione europea con il più alto numero di specie a rischio è, invece, la Bulgaria.
Nonostante esistano alcuni casi di recupero demografico grazie all'attuazione di politiche di conservazione, quali ad esempio il bisonte europeo (Bison bonasus) e lo stambecco alpino (Capra ibex), la situazione è critica. E' necessario ed urgente incrementare le iniziative di protezione sia finalizzate alla conservazione delle singole specie sia destinate a preservare interamente gli habitat naturali che ospitano un altà biodiversità. Finchè non cambierà l'atteggiamento umano nei confronti della natura, questo sembra l'unico modo per invertire tale triste situazione.
Andrea Romano
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