Wednesday, October 18, 2006

Anche i “grandi” sbagliano…ma dall’errore può nascere un dibattito

Anche i “grandi” sbagliano…ma dall’errore può nascere un dibattito

Un’imprecisione linguistica di una giornalista di Nature offre l’occasione ad un antropologo dell’Università di Durham di illustrare i limiti insiti nell’approccio comparativo uomo-scimpanzé per lo studio dell’evoluzione umana.

In una News apparsa su uno degli ultimi numeri di Nature Erika Check, una delle redattrici della rivista, illustrando i risultati di recenti lavori scientifici nel campo dell’evoluzione umana ha sottolineato come lo studio del genoma stia fornendo importanti indicazioni su che cosa rende unico il cervello della nostra specie.

In particolare, ha affermato che le nuove frontiere della ricerca utilizzano soprattutto dati provenienti dal sequenziamento dei geni dei nostri più prossimi parenti, gli altri primati, per confrontarli con le sequenze geniche della specie umana. Una versione preliminare della sequenza completa del DNA dello scimpanzé e del macaco sono già stati resi pubblici, e hanno consentito una prima comparazione con il genoma umano, alla caccia di quegli elementi che sembrano peculiari della specie umana e che avrebbero giocato un ruolo chiave nel dirigerne l’evoluzione. Viene ad esempio illustrato il lavoro di un gruppo di ricercatori dell’Università del Colorado guidati dal genetista James Sikela, la cui ricerca si è concentrata su particolari geni ripetuti in un numero di copie molto più alto nel genoma umano rispetto a quello degli scimpanzé (polimorfismo del numero di copie); uno di questi, codifica per una proteina che viene espressa proprio nelle cellule del cervello umano, in particolar modo a livello della neocorteccia, una regione cerebrale marcatamente sviluppata ed estesa nella nostra specie, e presente in modo molto più limitato negli altri primati. Per queste motivazioni, gli autori della ricerca apparsa in Settembre su Science, sono fiduciosi del fatto che il gene in questione “possa essere un ottimo candidato per avere un ruolo nelle funzioni cognitive”.

La Check cita altri lavori di comparazione tra il DNA di uomini e scimpanzé, quali quello pubblicato su Nature da un team capeggiato da David Haussler dell’Università della California, che avrebbe individuato un gene, espresso nei neuroni in una fase embrionale fondamentale per la formazione e la migrazione delle cellule nervose durante la strutturazione cerebrale, con un numero di mutazioni che lo differenziano da quello degli scimpanzé decisamente molto alto (e, per questo motivo, frutto di un’evoluzione molto rapida). Peccato che proprio discutendo i risultati di questo articolo, l’autrice abbia commesso un’imprecisione linguistica che le è costata una critica abbastanza pungente da parte di un antropologo dell’Università di Durham, Robert Barton, fatta prevenire alla rivista tramite una lettera pubblicata sull’ultimo numero di Nature.

Nella lettera si contesta, assolutamente a ragione, l’uso dell’espressione “evolutosi rapidamente durante la transizione da scimpanzé a uomo” riferita al gene altamente mutato. E, in effetti, come Durham sottolinea energicamente, nessuna transizione di questo tipo è mai avvenuta nel corso della nostra storia evolutiva. Semmai, come qualunque insegnante di scienze dovrebbe insegnare fin dalle scuole primarie, scimpanzé e Homo sapiens hanno certamente un progenitore ancestrale in comune, ma gli scimpanzé non sono mai stati nostri antenati; anzi, hanno una storia evolutiva lunga all’incirca quanto la nostra (sono “comparsi”, a grandi linee, nella stessa epoca). Approfittando dell’occasione offerta da questo grossolano ed ingenuo errore dell’autrice, il professor Barton coglie l’occasione per sottolineare anche alcuni limiti insiti nelle tipologie di studi presentate dalla giornalista. Per determinare la storia evolutiva di un tratto e per analizzarne le base genetiche non è sufficiente comparare il genoma di due specie: non possiamo infatti stabilire a priori e in modo sicuro se le differenze osservabili tra due geni siano imputabili a mutazioni avvenute nell’una o nell’altra specie in esame (visto che, in principio, a partire dal momento della loro divergenza le sequenze geniche delle due specie hanno entrambe la stessa probabilità di andare incontro a mutazioni).

Per non incorrere in limitazioni di questo tipo, occorre pertanto inquadrare questo genere di problematiche in un contesto più generale, effettuando ricostruzioni filogenetiche basate sul confronto di molte sequenze geniche appartenenti a più specie correlate. Un confronto unilaterale uomo-scimpanzé, chiosa Barton, non può dunque dirci alcunché su come si sia evoluta l’unicità umana.

Astrid Pizzo

Nostro fratello Neanderthal: quando non eravamo soli…

Nostro fratello Neanderthal: quando non eravamo soli…

Il 21 e il 22 ottobre si terrà presso la sala Congressi del Parco Nazionale del Circeo a Sabaudia (Latina) un convegno internazionale organizzato in occasione dei 150 anni della storica scoperta dello scheletro fossile di una nuova specie del genere Homo nella Valle di Neander, luogo da cui la specie ha preso il nome.

Il congresso ricorderà anche, a cent’anni dalla sua nascita, Alberto Carlo Blanc, il geologo che ha giocato un ruolo chiave nella valorizzazione dei Neanderthal ritrovati al Monte Circeo il 25 febbraio 1939.
Molti gli ospiti illustri dell’evento, fra i quali il paleoantropologo americano Ian Tattersall. L’organizzazione scientifica del convegno è a cura di Giorgio Manzi dell’Università La Sapienza di Roma; su Internet è disponibile il programma completo del Convegno.

Astrid Pizzo

Evoluzione: ripercorrendo l’odissea della vita

Evoluzione: ripercorrendo l’odissea della vita

Inaugurata a Napoli il 13 ottobre una splendida mostra sull’evoluzione realizzata dal Deutsches Hygiene Museum di Dresda e promossa dalla Fondazione Idis – Città della Scienza e Città della Scienza di Napoli.

La mostra Evoluzione: ripercorrendo l’odissea della vita, che resterà aperta fino al mese di ottobre del 2007, offre affascinanti scorci dal campo della ricerca scientifica in biologia evoluzionistica e descrive gli effetti dell’evoluzione sull’umanità, sulla società e sulla vita nel nostro pianeta. È strutturata in quattro sessioni (La scoperta dell’evoluzione, Le forze dell’evoluzione, Diventare umani e L’evoluzione nelle mani dell’uomo), alcune delle quali articolate in altri sottotemi. Per saperne di più e avere informazioni su orari e giorni di apertura della mostra, visitate il sito internet della Città della Scienza.

All’incontro di presentazione ed inaugurazione della mostra, tenutosi presso il Museo Vivo della Città della Scienza e presieduto da Luigi Amodio della Fondazione IDIS – Città della Scienza di Napoli, hanno partecipato il Direttore della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, Flegra Bentivegna, il Direttore della Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati di Trieste Pietro Greco, il direttore del Dipartimento Scienza ed Educazione del Deutsches Hygiene-Museum di Dresda Jörg Naumann e Telmo Pievani, direttore del nostro sito e docente di filosofia della scienza all’Università degli Studi Milano Bicocca.

La mostra è stata realizzata dal Deutsches Hygiene-Museum di Dresda con il titolo originale Evolution.Wegen des Lebens ed è stata curata da Colleen Schmitz, anch’essa presente all’inaugurazione; dopo una permanenza di circa un anno nella città tedesca è stata trasferita nella Città della Scienza di Napoli grazie alla partnership con Fondazione Idis-Città della Scienza nel quadro del progetto europeo EuEv.

Astrid Pizzo

Due novità della casa editrice universitaria ETS di Pisa

Due novità della casa editrice universitaria ETS di Pisa

Desidero segnalare due novità librarie provenienti dalla casa editrice universitaria ETS di Pisa.

Si tratta di Lorenzo Calabi (Professore Ordinario presso il Dipartimento di Filosofia di Pisa) con il primo titolo:Il caso che disturba. Spunti e appunti sul naturalismo darwiniano
Dal sito web riporto:
L'uomo è un prodotto casuale dell'evoluzione del mondo? O il mondo è stato formato per il fine dell’uomo?Naturalismo e finalismo, caso e prescienza, intelligenza e moralità. Spunti e appunti intorno a un'idea "sgradevolissima a molti", l’inesistenza di salti nella scala della natura; e intorno alla continuità fra l'evoluzione biologica e quella culturale, alla spontaneità del progresso e al governo dell'ambiente, ai modi e ai gradi della differenza tra l'uomo e gli altri animali.Sullo sfondo il primo grande tema: se si presume che ogni particolare variazione sia stata pre-ordinata dall'inizio dei tempi, allora anche la plasticità dell'organizzazione, che porta a tante deviazioni nocive della struttura, anche il ridondante potere di riproduzione, che porta a una lotta per la sopravvivenza, devono apparire leggi di natura superflue, inutili, irrilevanti. E se ciò pone di fronte a una difficoltà, allora bisogna riconoscere: questa difficoltà è analoga a quella che ci è posta dal rapporto fra la predestinazione e il libero arbitrio.
Ricordo che Calabi è autore di altre importanti pubblicazioni

Il secondo titolo è un saggio di Maria Cristina Fornari (Ricercatore in Storia della filosofia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Lecce) su:La morale evolutiva del gregge. Nietzsche legge Spencer e Mill
Dal sito web riporto:
A dispetto di quanto sostiene lo stesso Nietzsche, che liquida i filosofi inglesi del suo tempo con parole sprezzanti e sbrigative, il rapporto che egli intrattiene con i rappresentanti dell'evoluzionismo e dell'utilitarismo è tutt'altro che episodico e marginale. Lo rivelano i volumi di Herbert Spencer e di John Stuart Mill conservati nella sua biblioteca, le cui sottolineature e glosse a margine testimoniano un dialogo attento e vivace con questi protagonisti del pensiero contemporaneo e un serrato dibattito sui temi nodali dell'epoca.Origine e finalità della morale, utilitità e felicità, società e individuo, sono solo alcuni dei problemi con cui Nietzsche è chiamato a confrontarsi, spinto anche dai suoi interlocutori virtuali, dei quali riconosce e disvela la debolezza delle soluzioni.Ricostruire questo confronto attraverso i testi editi, gli appunti, ma soprattutto le fonti dirette di lettura, è lo scopo di questo libro: si mostrerà che non solo la filosofia inglese si è rivelata essenziale alle riflessioni di Nietzsche in merito all'origine e alla natura della morale, ma che è proprio dal confronto con Spencer e con lo spencerismo che prendono corpo alcuni dei concetti-chiave della speculazione nietzscheana.
Altre pubblicazioni le potete trovare presso il centro Nietzsche di Lecce.

Paolo Coccia

Su Observa.it il filmato della tavola rotonda "Evoluzione e societa"

Su Observa.it il filmato della tavola rotonda "Evoluzione e societa"

Sul sito di Observa il video dell'incontro dedicato a "Evoluzione e Società" organizzato da Observa e dalla Fondazione Umberto Veronesi.

Segnaliamo che sul sito di Observa, Associazione Culturale che promuove la ricerca nel campo della comunicazione della scienza, è possibile scaricare il filmato della tavola rotonda dedicata a ”Evoluzione e Società” tenutasi a Venezia il 21 settembre 2006 in occasione della Seconda Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza. Il fimato è visibile con Windows Media Player.
Vi avevamo già segnalato il sondaggio sui temi dell'evoluzionismo.....ve lo ricordiamo di nuovo: Ecco i risultati dello studio condotto dall’Osservatorio Scienza e Società di Observa sulla percezione pubblica dei temi dell'evoluzionismo con specifico riferimento al rapporto fra scienza e religione.

Daniela Suman