Su il manifesto del 3 Dicembre 2006 è apparso il saggio di Telmo Pievani dal titolo:Ognuno di noi è una razza a séRiportiamo il brano di apertura.....Il vizio di suddividere la specie umana in razze usando la biologia, e da qualche anno perlustrando i recessi molecolari del genoma, resiste strenuamente nonostante le ripetute sconfitte collezionate sul piano sperimentale. Il tenace attaccamento a un concetto vuoto - che è costato ad alcuni genetisti l’accusa di aver rimosso le razze umane soltanto per motivi politically correct - trascina la scienza nell’arena del dibattito politico e alimenta una storia piena di colpi di scena.....................e il testo completo.........
.........cortesemente reso disponibile dall'autore.
Paolo Coccia
Qui troverete avvisi, comunicazioni, segnalazioni su tutte le novita' che potrebbero interessarvi: articoli, libri, eventi, temi controversi, bibliografie, dossier, ecc....
Sunday, December 24, 2006
Il papa e l’eretico: la strana alleanza dei teologi tedeschi
Su Micromega n. 10/06 apparirà il saggio di Telmo Pievani dal titolo:Il papa e l’eretico: la strana alleanza dei teologi tedeschiRiportiamo il brano di apertura.....I più attenti sanno che il discorso pronunciato il 12 settembre 2006 da papa Benedetto XVI a Ratisbona aveva ben poco a che vedere con la questione dei rapporti fra cristiani e musulmani. Depositatosi il polverone isterico delle proteste islamiche radicali, da una parte, e delle accorate difese d’ufficio dei nostri atei devoti e teo-democratici, dall’altra, testo alla mano vediamo che il tema della dotta conferenza del pontefice mirava a un classico del pensiero occidentale: quale rapporto di concordanza e di dialogo può instaurarsi fra fede biblica e ragione, tra fides et ratio.................
...e il testo completo..........
........cortesemente reso disponibile dall'autore.
Segnalo inoltre che il Corriere della Sera di Sabato 2 Dicembre 2006 riporta un articolo di Antonio Carioti sulla situazione del dibattito tra le religioni e i non credenti in Italia, dal titolo:Il ritorno degli atei. Libri, riviste, siti web. In nome di Darwin e Hume
Paolo Coccia
...e il testo completo..........
........cortesemente reso disponibile dall'autore.
Segnalo inoltre che il Corriere della Sera di Sabato 2 Dicembre 2006 riporta un articolo di Antonio Carioti sulla situazione del dibattito tra le religioni e i non credenti in Italia, dal titolo:Il ritorno degli atei. Libri, riviste, siti web. In nome di Darwin e Hume
Paolo Coccia
L'evoluzione del cancro per selezione naturale
Il cancro oggi, sempre piu' considerato come un vero e proprio sistema naturale, diventa oggetto di studio di ecologi e biologi evolutivi.
Secondo il biologo Carlo C. Maley, che guida il programma di ricerca sulla Oncogenesi Molecolare e Cellulare del Wistar Institute di Philadelphia, una popolazione di cellule tumorali subisce mutazioni ed e' costantemente sotto il vaglio della selezione naturale, e percio' e' in continua evoluzione: questi meccanismi, tra l'altro, conducono verso la malignita' del tumore e determinano la resistenza ai farmaci. Dalle ultime ricerche emerge un quadro rivoluzionario: per essere vincente, la nuova frontiera di ricerca contro il cancro deve necessariamente assumere un approccio evoluzionistico. Problemi molto seri come la resistenza che le cellule tumorali sviluppano nei confronti della chemioterapia possono essere superati soltanto grazie a strategie che tengano conto del naturale procedere evolutivo di un tumore. Quando si osserva il mosaico di cellule con distinte caratteristiche genetiche che costituisce una massa tumorale, di come le varie mutazioni esistenti siano in effetti ereditabili, e di come esse siano sottoposte alla selezione, mostrando un tasso di riproduzione differenziato, ci si rende conto di quanto sia effettivamente corretto questo approccio.
Sfruttando l'idea che le diverse cellule tumorali agiscono, insieme alle cellule sane dell'organismo ammalato, come in una qualsiasi altra comunita' biologica, Maley ritiene che le terapie anti-tumorali di nuova generazione debbano agire basandosi su fattori tipicamente ecologici quali competizione, predazione, parassitismo, mutualismo. Un paio di esempi? Se si riuscisse a migliorare la fitness delle cellule sane, sostenendole adeguatamente con farmaci adatti, queste potrebbero vincere la "gara per la vita", cioe' la competizione, contro le cellule tumorali. Un'altra idea davvero intrigante e' quella di indurre un sensibile miglioramento nella fitness delle cellule tumorali particolarmente sensibili agli attuali chemioterapici, in modo che queste sbaraglino gli altri mutanti tumorali insensibili, prima di essere spazzate via dai chemioterapici stessi.
Potete leggere l'interessante lavoro di Maley pubblicato sul numero di dicembre di Nature Reviews Cancer.
Paola Nardi
Secondo il biologo Carlo C. Maley, che guida il programma di ricerca sulla Oncogenesi Molecolare e Cellulare del Wistar Institute di Philadelphia, una popolazione di cellule tumorali subisce mutazioni ed e' costantemente sotto il vaglio della selezione naturale, e percio' e' in continua evoluzione: questi meccanismi, tra l'altro, conducono verso la malignita' del tumore e determinano la resistenza ai farmaci. Dalle ultime ricerche emerge un quadro rivoluzionario: per essere vincente, la nuova frontiera di ricerca contro il cancro deve necessariamente assumere un approccio evoluzionistico. Problemi molto seri come la resistenza che le cellule tumorali sviluppano nei confronti della chemioterapia possono essere superati soltanto grazie a strategie che tengano conto del naturale procedere evolutivo di un tumore. Quando si osserva il mosaico di cellule con distinte caratteristiche genetiche che costituisce una massa tumorale, di come le varie mutazioni esistenti siano in effetti ereditabili, e di come esse siano sottoposte alla selezione, mostrando un tasso di riproduzione differenziato, ci si rende conto di quanto sia effettivamente corretto questo approccio.
Sfruttando l'idea che le diverse cellule tumorali agiscono, insieme alle cellule sane dell'organismo ammalato, come in una qualsiasi altra comunita' biologica, Maley ritiene che le terapie anti-tumorali di nuova generazione debbano agire basandosi su fattori tipicamente ecologici quali competizione, predazione, parassitismo, mutualismo. Un paio di esempi? Se si riuscisse a migliorare la fitness delle cellule sane, sostenendole adeguatamente con farmaci adatti, queste potrebbero vincere la "gara per la vita", cioe' la competizione, contro le cellule tumorali. Un'altra idea davvero intrigante e' quella di indurre un sensibile miglioramento nella fitness delle cellule tumorali particolarmente sensibili agli attuali chemioterapici, in modo che queste sbaraglino gli altri mutanti tumorali insensibili, prima di essere spazzate via dai chemioterapici stessi.
Potete leggere l'interessante lavoro di Maley pubblicato sul numero di dicembre di Nature Reviews Cancer.
Paola Nardi
L'ereditarietà prima della genetica
L'ereditarietà prima della genetica
Ecco un nuovo articolo di storia della scienza che getta luce sul periodo predarwiniano. Retrocedendo fino al 17mo secolo, l'autore, ripercorre la storia di come gli studiosi hanno pensato e riflettuto sulla persistente somiglianza, di generazione in generazione, tra genitori e figli.
Il saggio che vi propongo, scritto da Matthew Cobb (Faculty of Life Sciences, University of Manchester, UK) si intitola:Heredity before genetics: a historyNature Reviews Genetics 7, 953-958 (December 2006)
Vi ricordo che sulla storia della scienza ho recentemente segnalato anche questa review:Le celebrazioni Darwiniane di un secolo fa: 1909
Paolo Coccia
Ecco un nuovo articolo di storia della scienza che getta luce sul periodo predarwiniano. Retrocedendo fino al 17mo secolo, l'autore, ripercorre la storia di come gli studiosi hanno pensato e riflettuto sulla persistente somiglianza, di generazione in generazione, tra genitori e figli.
Il saggio che vi propongo, scritto da Matthew Cobb (Faculty of Life Sciences, University of Manchester, UK) si intitola:Heredity before genetics: a historyNature Reviews Genetics 7, 953-958 (December 2006)
Vi ricordo che sulla storia della scienza ho recentemente segnalato anche questa review:Le celebrazioni Darwiniane di un secolo fa: 1909
Paolo Coccia
MOLECOLE PUNTEGGIATE?
MOLECOLE PUNTEGGIATE?
Il modello dell’evoluzione per equilibri punteggiati (e.p.) consiste nel vedere l’evoluzione come se il cambiamento fosse concentrato nei (rari!) eventi di speciazione, seguiti poi da lunghi periodi di stasi. Questo modello suscita grandi dibattiti che troppo spesso assomigliano a certe diatribe filosofiche dei tempi andati. E’ abbastanza raro vedere articoli che affrontano il problema della frequenza del modello e.p. partendo “dai dati”, che di solito sono serie fossili.
Tuttavia, se l’evoluzione è avvenuta nell’uno o nell’altro dei modi potrebbe aver lasciato traccia anche negli esseri viventi attuali. Le filogenesi molecolari, ad esempio, potrebbero aver conservato segnali di come sono avvenute le speciazioni.
Mark Pagel e coll. (Large Punctuational Contribution of Speciation to Evolutionary divergence at the Molecular Level. Science, VOL. 314 , 119-121, 6 ottobre 2006) esaminano un centinaio di filogenesi molecolari già pubblicate in gruppi assai diversi fra loro, accomunati dal basso livello sistematico (siamo all’interno di generi, famiglie, o al massimo ordini). Prendono le sequenze geniche pubblicate, ci costruiscono le filogenesi, e si propongono di vedere se la lunghezza dei cammini che separano i taxa presi in esame sia correlata più al numero di nodi (=eventi di speciazione = sostegno al modello e.p.) oppure al tempo di separazione dei taxa (= sostegno al “gradualismo filetico”). E scoprono che il 35% delle filogenesi studiate mostrano effetti da e.p. L’effetto sembra più marcato nelle piante e nei funghi che negli animali.
Naturalmente, se le cose stanno così, i cambiamenti “da e.p.” rendono ben meno utilizzabili gli orologi biologici, che non marcherebbero più il tempo con precisione, influenzati come sono dagli eventi di speciazione. Pagel e coll. scoprono che, nelle filogenesi dove hanno rimarcato un effetto e.p., vi è un contributo alla deviazione dagli orologi che può raggiungere il 48%. Non trovano invece traccia di stasi, il secondo componente degli e.p., nelle filogenesi esaminate. Basterebbe anche solo l’effetto sugli orologi per trovare interessante questo articolo: gli autori sostengono che prima di applicare un orologio biologico, d’ora in avanti, uno dovrebbe vedere quanto il suo taxon commina per e.p.
Stephen Jay Gould, uno dei due padri degli e.p., chiedendosi quanto frequenti fossero gli eventi evolutivi che seguono quel modello, scrisse anni fa sulla non dimenticata rivista italiana Scientia: “ … una stima, ad. occhio e croce, del 90% è sufficiente a scagionarmi dall’accusa di definire la mia tesi in termini tali da facilitarle la vittoria? Se Dio apparisse e ci informasse che il 48,647 % degli eventi evolutivi significativi è avvenuto per equilibri punteggiati, ne sarei poco (solo poco) più che semisoddisfatto, ma avere mezza ragione è una benedizione in un mondo complesso.” (Gli equilibri punteggiati convalidano un approccio gerarchico alla macroevoluzione, Scientia, 1983, pp. 159-163). Chissà come potrebbe commentare i dati di Pagel e coll.?
Marco Ferraguti
Il modello dell’evoluzione per equilibri punteggiati (e.p.) consiste nel vedere l’evoluzione come se il cambiamento fosse concentrato nei (rari!) eventi di speciazione, seguiti poi da lunghi periodi di stasi. Questo modello suscita grandi dibattiti che troppo spesso assomigliano a certe diatribe filosofiche dei tempi andati. E’ abbastanza raro vedere articoli che affrontano il problema della frequenza del modello e.p. partendo “dai dati”, che di solito sono serie fossili.
Tuttavia, se l’evoluzione è avvenuta nell’uno o nell’altro dei modi potrebbe aver lasciato traccia anche negli esseri viventi attuali. Le filogenesi molecolari, ad esempio, potrebbero aver conservato segnali di come sono avvenute le speciazioni.
Mark Pagel e coll. (Large Punctuational Contribution of Speciation to Evolutionary divergence at the Molecular Level. Science, VOL. 314 , 119-121, 6 ottobre 2006) esaminano un centinaio di filogenesi molecolari già pubblicate in gruppi assai diversi fra loro, accomunati dal basso livello sistematico (siamo all’interno di generi, famiglie, o al massimo ordini). Prendono le sequenze geniche pubblicate, ci costruiscono le filogenesi, e si propongono di vedere se la lunghezza dei cammini che separano i taxa presi in esame sia correlata più al numero di nodi (=eventi di speciazione = sostegno al modello e.p.) oppure al tempo di separazione dei taxa (= sostegno al “gradualismo filetico”). E scoprono che il 35% delle filogenesi studiate mostrano effetti da e.p. L’effetto sembra più marcato nelle piante e nei funghi che negli animali.
Naturalmente, se le cose stanno così, i cambiamenti “da e.p.” rendono ben meno utilizzabili gli orologi biologici, che non marcherebbero più il tempo con precisione, influenzati come sono dagli eventi di speciazione. Pagel e coll. scoprono che, nelle filogenesi dove hanno rimarcato un effetto e.p., vi è un contributo alla deviazione dagli orologi che può raggiungere il 48%. Non trovano invece traccia di stasi, il secondo componente degli e.p., nelle filogenesi esaminate. Basterebbe anche solo l’effetto sugli orologi per trovare interessante questo articolo: gli autori sostengono che prima di applicare un orologio biologico, d’ora in avanti, uno dovrebbe vedere quanto il suo taxon commina per e.p.
Stephen Jay Gould, uno dei due padri degli e.p., chiedendosi quanto frequenti fossero gli eventi evolutivi che seguono quel modello, scrisse anni fa sulla non dimenticata rivista italiana Scientia: “ … una stima, ad. occhio e croce, del 90% è sufficiente a scagionarmi dall’accusa di definire la mia tesi in termini tali da facilitarle la vittoria? Se Dio apparisse e ci informasse che il 48,647 % degli eventi evolutivi significativi è avvenuto per equilibri punteggiati, ne sarei poco (solo poco) più che semisoddisfatto, ma avere mezza ragione è una benedizione in un mondo complesso.” (Gli equilibri punteggiati convalidano un approccio gerarchico alla macroevoluzione, Scientia, 1983, pp. 159-163). Chissà come potrebbe commentare i dati di Pagel e coll.?
Marco Ferraguti
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